Referendum, quali parlamentari rischiano la poltrona se vince il Sì

La vittoria del "Sì" al referendum di domani porta con sé la riduzione della rappresentatività. Ecco chi pagherà il conto

L’apertura dei seggi è prevista per le 7 di domani, domenica 20 settembre, mentre la chiusura avverrà alle 15 di lunedì 21 settembre. Si vota, oltre che per le elezioni locali (comunali e regionali), per il referendum costituzionale per la riduzione del numero di Parlamentari nell’ottica del contenimento e razionalizzazione della spesa per i rappresentanti politici.

Cosa accade nel caso in cui vince il “Sì” al Referendum? E cosa accade, al contrario, se a prevalare saranno le schede con la crocetta sul “No”? Come noto, in questo secondo caso tutto resterà come oggi (fatta eccezione per i possibili scossoni alla tenuta del Governo); se invece dovesse vincere il “Sì” verranno tagliati 345 parlamentari (230 Deputati e 115 Senatori) con un risparmio per le casse dello Stato di 82 milioni di euro (53 milioni per la Camera, 29 milioni per il Senato), equivalente allo 0,005% del debito pubblico italiano.

Gli effetti della vittoria del “Sì” sulla rappresentatività territoriale

La riduzione del numero dei parlamentari porta con sé anche una riduzione della rappresentatività. Con il sistema attuale, c’è un deputato ogni 96 mila abitanti, con la vittoria del “Sì” ce ne sarebbe uno ogni 151 mila; al Senato si passerebbe da un rappresentante ogni 188 mila a uno ogni 302 mila. Se la legge elettorale non dovesse essere riformata, ampie aree del territorio italiano rischiano di ritrovarsi senza rappresentante in Parlamento. Ecco una previsione su come potrebbe cambiare la “mappa politica” dell’Italia dopo il referendum.

Referendum taglio parlamentari: quali regioni potrebbero perdere più seggi

Basandosi sui dati presenti nel dossier “Riduzione del numero dei Parlamentari” pubblicato il 20 agosto sul sito web della Camera dei Deputati, si può calcolare quali saranno le regioni a “pagare” il conto più pesante in termini di rappresentanza. Le regioni più popolose, ovviamente, vedranno una riduzione maggiore in termini “assoluti”, ma in termini percentuali saranno quelle più piccole e meno abitate a pagare lo scotto più grande.

Da un punto di vista prettamente numerico, sono Lombardia, Campania, Lazio, Veneto, Sicilia ed Emilia-Romagna le cinque regioni più “colpite” dal taglio dei parlamentari. In Lombardia si passa da 102 a 64 Deputati e da 49 a 31 Senatori; in Campania da 60 a 38 Deputati e da 29 a 18 Senatori; nel Lazio da 58 a 36 Deputati e da 28 a 18 Senatori; nel Veneto da 50 a 32 Deputati e da 24 a 16 Senatori; in Sicilia da 52 a 32 Deputati e da 25 a 16 Senatori; in Emilia-Romagna da 45 a 29 Deputati e da 22 a 14 Senatori. In tutti i casi, il calo si attesta attorno al 35%.

In altre regioni, invece, si registrano cali di gran lunga maggiori. In Umbria e Basilicata, ad esempio, il numero di Senatori cala del 57%, passando da 7 a 3. In Friuli Venezia Giulia e Abruzzo il calo è del 42%. In Calabria del 40%.

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