E se il Parmigiano Reggiano diventasse Francese? Coldiretti: “No alla svendita”

Gli occhi del colosso francese Lactalis sono puntati sul Parmigiano Reggiano: la reazione della Coldiretti

Il Parmigiano Reggiano potrebbe diventare francese. E anche se questa affermazione potrebbe sembrare strana – in quanto stiamo parlando di uno dei prodotti a marchio made in Italy più conosciuto al mondo – in realtà non è poi così lontana da quello che sta accadendo.

Il goloso formaggio, da sempre amato dagli italiani e non, ha attirato infatti l’attenzione del colosso francese Lactalis, un gruppo di proprietà della famiglia Besnier e che detiene ad oggi un terzo della produzione lattiero casieraria del Bel Paese. Non a caso, nel corso degli anni, Lactalis si è comprata Locatelli, Parmalat, Galbani, Cadermatori e Invernizzi.

E ora i suoi occhi sono puntati dritti sulla Nuova Castelli, la società principale che esporta Parmigiano Reggiano DOP con un fatturato di 90 milioni di euro e che pare sia alla ricerca di nuovi investitori. Oltre ad essere il maggiore produttore ed esportatore di Parmigiano, il Gruppo Castelli è anche produttore di Taleggio, Gorgonzola, Grana Padano e Mozzarella di Bufala campana. La società produce circa 105.000 forme di formaggio all’anno, molte delle quali sono destinate ad essere esportate all’estero, in Europa ma anche negli Stati Uniti.

La Nuova Castelli non è più “italiana” in quanto è controllata già dal 2014 dal fondo di private equity inglese Charterhouse e che ora vorrebbe vendere. Il fondo infatti ha intenzione di cedere la Nuova Castelli ad un concorrente (probabilmente straniero) realizzando una plusvalenza di tutto rispetto.

E ora alla corsa per “l’acquisto” del Parmigiano concorrono diverse società e fondi di investimento, ma a quanto pare i favoriti sono proprio i francesi che sono interessati ad incrementare l’offerta dei prodotti 100% italiani.

La questione non poteva passare inosservata e si sono accese le prime proteste che non vorrebbero vedere un altro prodotto simbolo della qualità e dell’artigianalità italiana, nelle mani di realtà che si trovano al di fuori dei confini nazionali. A conferma di ciò, arrivano le parole del presidente della Coldiretti: “No alla svendita”. Secondo il presidente, è importante difendere i marchi che rappresentano la storia dell’Italia, in quanto la loro vendita costituisce: “Il primo passo della delocalizzazione con lo spostamento all’estero delle fonti di approvvigionamento della materia prima agricola e con la chiusura degli stabilimenti”.

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