Nuovo DPCM: da limite invitati a casa a movida, cosa cambia?

Le misure resteranno in vigore per i prossimi 30 giorni. Poi il Governo traccerà una linea: basterà per "domare" la curva o bisognerà stringere ancora le maglie?

A tarda notte, dopo aver ricevuto l’ok dalle Regioni sul testo finale proposto dal Governo, è arrivata la doppia firma del Premier Conte e del Ministro della Salute Speranza – sul nuovo DPCM con le misure per contrastare la diffusione del virus, che nel nostro Paese è tornato a far paura. Ieri, a fronte di “soli” 85mila tamponi, sono stati più di 4500 i nuovi contagi, con una impennata del numero delle vittime: ben 39.  

Le misure saranno valide per i prossimi 30 giorni al termine dei quali il Governo traccerà una linea: se la curva dei contagi scenderà potremo tirare un sospiro di sollievo, altrimenti, nonostante nessuno al momento abbia il coraggio di ammetterlo – bisognerà stringere le maglie ancor di più.

Novità principale è il divieto di feste private al chiuso o all’aperto e “forte raccomandazione” a evitare di ricevere in casa, per feste, cene o altre occasioni, più di sei familiari o amici con cui non si conviva. Per le cerimonie – matrimoni, comunioni, cresime e funerali – restano in vigore le regole dei protocolli precedentemente approvati, con l’unica aggiunta di un limite massimo di trenta persone per gli eventuali ricevimenti successivi. Novità emersa nelle ultime ore, per il mondo della scuola: torna il divieto di gite scolastiche. Stop al calcetto e agli altri sport di contatto svolti a livello amatoriale.

Confermata anche l’annunciata stretta sulla movida con ristoranti e bar che dovranno chiudere alle 24. Dalle 21, però, sarà vietato consumare in piedi, quindi potranno continuare a servire i clienti solo i locali che abbiano tavoli, al chiuso o all’aperto. Ancora semaforo rosso per sale da ballo e discoteche, all’aperto o al chiuso, mentre ok a fiere e congressi.

Capitolo mascherine: l’articolo 1 del dpcm stabilisce che “è fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di avere sempre con sé dispositivi di protezione delle vie respiratorie, nonché obbligo di indossarli nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche dei luoghi o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi, e comunque con salvezza dei protocolli e delle linee guida anti-contagio previsti per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali, nonché delle linee guida per il consumo di cibi e bevande”. Dall’obbligo è escluso chi fa attività sportiva, i bambini sotto i 6 anni, i soggetti con patologie e disabilità incompatibili con l’uso della mascherina. Viene inoltre “fortemente raccomandato” l’utilizzo dei dispositivi “anche all’interno delle abitazioni private in presenza di persone non conviventi”.

Per gli spettacoli resta il limite di 200 partecipanti al chiuso e di 1.000 all’aperto, con il vincolo di un metro tra un posto e l’altro e di assegnazione dei posti a sedere. No a eventi che implichino assembramenti, e in cui non sia possibile mantenere le distanze. Libertà alle regioni e le province autonome che possono così stabilire, d’intesa con il Ministro della salute, un diverso numero massimo di spettatori in considerazione delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi.

Resto centrale anche lo smart working con il Governo che chiede di incrementarlo. Bocciata, almeno per il momento, la proposta avanzata da alcuni Governatori che avevano chiesto la ripresa della didattica a distanza per gli studenti delle scuole superiori. 

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