Lombardia e Piemonte non riaprono tutto, Veneto accelera: il Dpcm Conte “rivisto” dalle Regioni

Le giunte delle tre maggiori regioni del nord scelgono di seguire strade nettamente differenti in vista della fase due

Lombardia, Veneto e Piemonte scelgono strade differenti. Dalle tre maggiori regioni del nord Italia, dove il virus ha colpito per primo e ha colpito in maniera più decisa, arrivano decisioni contrastanti rispetto alle disposizioni contenute nel nuovo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 10 aprile 2020.

I Presidenti delle tre giunte regionali, infatti, hanno annunciato cosa accadrà dal prossimo 13 aprile sino al 3 maggio, quando prenderà probabilmente il via la tanto attesa “Fase 2” dell’emergenza. Da un lato Fontana e Cirio hanno deciso di applicare solo parte delle disposizione che presenti nel DPCM; Zaia, dall’altro lato, ha accolto le decisioni dell’Esecutivo con maggior favore, prefigurando una riapertura graduale già a partire dai prossimi giorni.

Lombardia, Fontana conferma il blocco totale (o quasi)

Nell’epicentro italiano dell’epidemia la situazione è destinata a restare immutata anche dopo il 13 aprile. Il Presidente Attilio Fontana ha infatti firmato una nuova ordinanza per recepire le indicazioni dell’ultimo DPCM, senza però accogliere tutte le disposizioni in esso contenute. Come si legge in una nota stampa diffusa dalla presidenza lombarda, infatti, possono riaprire i negozi di abbigliamento per bambini, mentre restano ancora chiuse librerie e cartolerie.

Di fatto, dunque, restano confermate tutte le disposizioni – e le chiusure – precedentemente in vigore, fatta eccezione per i negozi per bambini. Come si legge nell’Ordinanza 528 dell’11 aprile 2020, la Regione Lombardia adotta le misure del DPCM del 10 aprile eccezion fatta per:

  • le attività di cui ai codici Ateco 69, 70, 71, 72 e 74, che potranno continuare a svolgere la loro attività in smart working;
  • le attività di cui ai codici Ateco 95.11.00, 95.12.01, 95.12.09, 95.12.01 (sono comunque consentiti interventi strumentali all’erogazione dei servizi di pubblica utilità, quelli necessari per la garanzia della continuità delle attività consentite, interventi urgenti per le abitazioni);
  • l’accoglienza e la permanenza degli ospiti nelle strutture ricettive della regione (a meno che non siano legate alla gestione dell’emergenza).

Il commercio al dettaglio di prodotti di cartoleria, di libri, di piante e fiori è consentito solamente negli ipermercati e supermercati già aperti; ancora vietata la vendita tramite distributori automatici, fatta eccezione per acqua potabile, latte, prodotti di monopolio, prodotti farmaceutici e parafarmaceutici. I punti vendita che resteranno aperti dovranno mettere a disposizione dei clienti guanti monouso e soluzioni idroalcoliche per la sanificazione delle mani. Confermato anche che per uscire di casa è necessario l’utilizzo di mascherine facciali o di qualunque indumento che possa coprire bocca e naso.

Piemonte, Cirio sceglie di non recepire il DPCM del 10 aprile

Ancora più rigorosa la strada che il Piemonte ha scelto di percorrere. Nessuna delle disposizioni contenute nel DPCM del 10 aprile verrà recepita. Ciò vuol dire che librerie, cartolerie e negozi di fiori resteranno chiusi fino al prossimo 4 maggio, mentre ipermercati e supermercati potranno continuare a vendere materiale scolastico.

Veneto, Zaia punta ad aperture anticipate e sperimentali

Diverso, invece, l’approccio del Presidente della giunta Veneta Luca Zaia. L’esponente della Lega, confortato da curve epidemiologiche in calo, esorta il Governo a concedere maggior spazio di movimento alle singole amministrazioni regionali. In particolare, il Presidente Zaia chiede che chi ha chiuso per primo abbia l’opportunità di riaprire per primo: le attività produttive e commerciali dei Vo’ Euganeo, dunque, dovrebbero avere una strada preferenziale verso la ripartenza, magari con una “fase due” anticipata rispetto ad altre realtà produttive.

Non solo: per Zaia vorrebbe che la riapertura delle attività avvenisse prima del 3 maggio. Il Veneto, nei piani del Presidente della giunta regionale, dovrebbe essere una sorta di “laboratorio nazionale” nel quale poter sperimentare delle aperture anticipate seguendo pratiche sanitarie precise e rigorose. “Chiedo al Governo – afferma il Presidente veneto – la possibilità di partire con un pacchetto di aziende virtuose, pronte a sperimentare una ripresa seria. Ci sono molte imprese di tutti i settori, dal metallurgico all’abbigliamento, disponibili a rilevare la temperatura ai dipendenti tre volte al giorno, a dotarli di mascherine e guanti, a far rispettare la distanza di sicurezza e l’igiene delle mani. Propongo a Palazzo Chigi di concedere alle Regioni l’opportunità di sperimentare una modalità sicura di riapertura”.

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