Ferragosto, Italia spaccata in due: le scelte delle regioni sulla Movida

La mancanza di una ordinanza ministeriale ha lasciato nelle mani delle amministrazioni locali la scelta su cosa fare a Ferragosto

Sarà un’Italia spaccata in due, quella che si prepara a celebrare la “vigilia” di Ferragosto. La notte che precede il 15 agosto, infatti, viene solitamente festeggiata in spiaggia o all’interno di discoteche e locali, con balli che si protraggono sino alla mattinata successiva. Quest’anno, però, la tradizione va a scontrarsi con il Covid-19 e con le limitazioni sociali che il virus ci impone ormai dalla scorsa primavera.

Come detto, però, non tutte le amministrazioni locali hanno adottato le stesse misure di sicurezza e distanziamento sociale (nonostante il Governo puntasse a stabilire delle restrizioni a livello nazionale). Così, mentre in alcuni comuni e regioni si avranno controlli più stringenti (diverse ordinanze vietano assembramenti in spiaggia, impediscono l’accensione di falò e dispongono la chiusura di locali), in altre le autorità hanno preferito rinviare a dopo Ferragosto la stretta sulle discoteche. Insomma, in alcuni casi sarà sufficiente fare fare poche decine di chilometri in auto per aggirare i divieti e festeggiare tutta la notte come se in questi ultimi giorni non si stia registrando una nuova impennata nei casi di Covid-19.

Calabria, Piemonte, Veneto, Toscana ed Emilia Romagna: stretta su discoteche e movida

A livello di ordinanze regionali, la Calabria, il Veneto, la Toscana e l’Emilia Romagna sono le regioni più “restrittive” del Paese. Le giunte guidate da Jole Santelli, Luca Zaia, Enrico Rossi e Stefano Bonaccini tra ieri e oggi hanno emanato delle ordinanze che limitano fortemente la possibilità di “fare baldoria”.

In Calabria, ad esempio, fino al prossimo 7 settembre saranno chiuse discoteche e stabilimenti balneari dotati di pista da ballo. In questo modo, la Presidente Santelli spera di evitare assembramenti in spiaggia e nelle località della movida calabra.

Scelta simile in Piemonte, dove è stata disposta la chiusura dei locali da ballo al chiuso, lasciando operativi solamente quelli dotati di uno spazio esterno da adibire a pista da ballo.

Veneto ed Emilia Romagna hanno invece emanato un’ordinanza molto simile nei contenuti, che impone l’obbligo di mascherina anche in pista da ballo e riduce la capienza dei locali al 50% rispetto a quanto solitamente consentito.

La Toscana, invece, raddoppia la distanza da tenere all’interno di locali e discoteche (da 1 metro a 2 metri di distanza), imponendo ai gestori dei locali di ricalcolare il numero di persone che possono accedere al locale.

Alle ordinanze regionali si aggiungono poi le ordinanze sindacali dei vari comuni, in alcuni casi molto più restrittive rispetto a quelle “generali”. Sul litorale laziale, ad esempio, molte amministrazioni locali (Anzio, Terracina e Sabaudia, tanto per citarne tre) hanno emanato ordinanze che limitano o vietano assembramenti in spiaggia, falò e festeggiamenti di varia natura. Anche moltissime località siciliane (Catania, Marina di Ragusa, Modica e Scicli tra le altre) hanno adottato ordinanze restrittive, vietando l’accesso all’arenile nelle ore notturne.

Sardegna e Marche controcorrente

Differente, invece, la situazione nelle Marche e in Sardegna (a differenza di quanto era stato precedentemente annunciato). Le due giunte regionali non hanno modificato le ordinanze precedentemente in vigore, confermando così l’apertura di discoteche e locali dove è possibile ballare.

La situazione, comunque, è piuttosto frammentata e, per scoprire se la città nella quale si vive – o quelle in cui si stanno trascorrendo le vacanze – ha adottato delle ordinanze restrittive, è consigliabile verificare sul sito web dell’amministrazione comunale (o sull’albo pretorio) se ci siano notizie a riguardo, così da evitare di infrangere qualche norma.

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