Fase 2, Immuni: al via il test in 4 Regioni

Partirà ufficialmente l'8 giugno, con una prima fase di sperimentazione in quattro regioni: Puglia, Abruzzo, Marche e Liguria

Oltre mezzo milione di download nelle prime 24 ore. Disponibile dal 1 giugno sugli store di Apple e Google, l’App Immuni per il tracciamento del Coronavirus partirà ufficialmente l’8 giugno, con una prima fase di sperimentazione, in quattro regioni: Puglia, Abruzzo, Marche e Liguria. Nel resto d’Italia l’app potrà essere scaricata ma il tracciamento dei contatti non sarà attivo. “Più che una sperimentazione si tratterà di un test di pochi giorni, forse una settimana, per provare le funzionalità dell’App”, ha spiegato nei giorni scorsi Pierluigi Lopalco, epidemiologo a capo della task force pugliese per l’emergenza Coronavirus.

Nonostante le polemiche che, nelle scorse settimane, hanno accompagnato il lancio dell’applicazione il ministro per l’innovazione Paola Pisano ha espresso soddisfazione riguardo ai primi dati sull’utilizzo della app. “Dopo 24 ore abbiamo già avuto 500mila download e, nella giornata di ieri, l’app è risultata la più scaricata su entrambi gli store. Significa che l’applicazione è stata apprezzata nella sua semplicità e i cittadini ne hanno capito l’utilità – ha affermato Pisano –. Ad oggi siamo il primo grande paese d’Europa e uno dei primi paesi del mondo a usare una tecnologia simile per il contrasto del virus”. E, rivolgendosi ai più scettici, il Ministro ha ricordato che la app “è stata sviluppata nel pieno rispetto della privacy”.

Nel dettaglio l’applicazione volontaria e anonima voluta dal governo italiano, che notifica ai cittadini l’esposizione al coronavirus, ha registrato tra i 100mila e i 500mila download sul Play Store, il negozio di applicazioni per dispositivi Android. Apple non rende noto il numero dei download, ma Immuni risulta al primo posto della classifica delle top app gratuite. Un dato importante considerando il fatto che l’App non è ancora attiva e che il volume dei download è uno dei fattori che determineranno l’efficacia dell’applicazione. Maggiore è il numero di coloro che l’avranno installata sul proprio smartphone e maggiore è la fetta di popolazione monitorata.

Secondo le stime di fonti sanitarie pugliesi almeno il 10% della popolazione dovrà scaricare l’app per poter avere dei risultati. Le recensioni lasciate dagli utenti – oltre 2mila sul negozio di applicazioni di Apple e più di 3.500 su quello per dispositivi Android – sebbene l’applicazione non sia ancora attiva, mostrano pareri discordanti. C’è chi lamenta qualche difficoltà nell’istallazione, chi ne apprezza l’interfaccia e chi, infine, sostiene Immuni come strumento per combattere il Covid-19 ed esorta gli altri utenti a scaricarla.

A livello regionale tra i sostenitori di Immuni c’è il presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli. “Noi ci siamo fatti avanti e siamo molto convinti del valore di questa app, che protegge la privacy delle persone ma le informa dei contatti che hanno avuto con delle persone potenzialmente positive. Questo è molto importante in questa fase e ci aiuta nel cercare gli ultimi positivi. L’obiettivo è raggiungere quel numero necessario perché l’app funzioni: l’unico dato che abbiamo sono i contatti sulla pagina della Regione, 15mila, con molti che scrivevano ‘fatto'”. Parere positivo anche da parte del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano secondo il quale Immuni “potrà essere un importante strumento di supporto alle attività di contact tracing svolte quotidianamente dai nostri dipartimenti di Prevenzione nella lotta all’epidemia da Covid 19. Ritengo – ha aggiunto Emiliano – che valga la pena e che convenga, per la tutela della salute di ciascuno di noi, scaricare sul proprio cellulare la app ‘Immuni’, messa a punto dal governo nazionale. È un’arma in più per combattere il coronavirus”.

Contrario, invece, il presidente della Regione Veneto Luca Zaia. “Così com’è stata pensata, l’app Immuni non può funzionare” ha affermato Zaia annunciando che con queste modalità direbbe di no all’implementazione di Immuni in Veneto. Per il Governatore “va chiarito dove va a finire il bagaglio dei dati raccolti e, cosa più importante, cosa accadrà nel momento in cui a un cittadino arriva il messaggio che lo avvisa che è entrato in contatto con un positivo. Cosa deve fare? Andare dal medico? Capite che non lo gestiamo più un flusso del genere. Se uno riceve il messaggio e non contatta il medico perché non è responsabile o magari ha paura di farsi 15 giorni di quarantena e di perdere il lavoro?. Insomma, così è impossibile gestirla sta roba”. Zaia ha aggiunto che con queste modalità l’applicazione a livello di sanità pubblica “crea solo problemi”.

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