Facebook blocca la condivisione di news in Australia: cosa sta succedendo

Il social ha bloccato agli australiani la condivisione di link e notizie, in risposta a un disegno di legge che vuole imporre alle piattaforme digitali di pagare per la condivisione di notizie.

In Australia è scontro tra Facebook e il governo. Il social ha bloccato agli utenti australiani la condivisione di link e notizie, sia locali che estere, oscurando anche numerosi servizi governativi come quelli sanitari, di polizia e di emergenza.
Una decisione senza precedenti in risposta ad un disegno di legge, ora all’esame del Senato, che intende costringere i colossi del web a pagare gli editori per la condivisione delle news.

Facebook in Australia, cosa sta succedendo

Il parlamento australiano sta discutendo una modifica al Consumer Act 2010, che introduce un nuovo regolamento che impone alle piattaforme digitali di pagare per la condivisione delle news. Un disegno di legge che era in discussione da qualche settimana, e per il quale Facebook (ma anche Google che nelle ultime settimane ha scelto di stringere accordi con gli editori australiani per evitare di dover rimuovere una parte consistente dei propri risultati di ricerca) aveva minacciato azioni eclatanti, come il blocco delle condivisioni di news e articoli.

Cosa che effettivamente ha fatto, diffondendo sul blog aziendale un comunicato piuttosto duro sulla nuova legge: “In risposta alla nuova legge australiana sulla media, Facebook limiterà per gli editori e le persone in Australia la condivisione o la visualizzazione di contenuti di notizie australiane e internazionali”.

E ancora: “La legge proposta  fraintende fondamentalmente la relazione tra la nostra piattaforma e gli editori che la usano per condividere contenuti giornalistici. Ci ha lasciato di fronte a una scelta difficile: tentare di conformarci a una legge che ignora la realtà di questo rapporto, o smettere di permettere contenuti giornalistici sui nostri servizi in Australia. Con il cuore pesante, stiamo scegliendo la seconda”.

Facebook, cosa implica il blocco in Australia

Il blocco implica che in Australia non sia più tecnicamente possibile condividere link che rimandano agli articoli dei siti di notizie. Gli stessi giornali non avranno più la possibilità di segnalare i loro contenuti attraverso le loro pagine sul social network, uno strumento che di solito permette di avere maggiore visibilità.

Dal 17 febbraio gli australiani che hanno un profilo su Facebook non possono più visualizzare i link alle notizie dei media locali o internazionali, e le persone che vivono all’estero non possono più di accedere alle notizie australiane.
Facebook precisa: “A livello globale, anche la pubblicazione e la condivisione di collegamenti a notizie da editori australiani è limitata. Per fare ciò, utilizziamo una combinazione di tecnologie per limitare il contenuto delle notizie e avremo processi per rivedere qualsiasi contenuto che è stato rimosso inavvertitamente”.

La reazione del governo australiano

Forte la reazione del governo australiano, indignato per il blocco di pagine Facebook ufficiali dei servizi di emergenza, di sanità o di polizia, utilizzate ad esempio per allertare la popolazione in caso di incendi boschivi, cicloni o persino epidemie.
“Il fatto che ci siano organizzazioni come i dipartimenti sanitari statali, i vigili del fuoco e i servizi di emergenza – ha detto il ministro delle Comunicazioni Paul Fletcher – che si sono ritrovati con le loro pagine Facebook bloccate, è un problema di sicurezza pubblica“.

Un portavoce di Facebook ha affermato che le pagine ufficiali del governo “non dovrebbero essere interessate” dal blocco e si è impegnato a ripristinare tutte le pagine che sono state “inavvertitamente colpite”.

Il tesoriere australiano Josh Frydenberg ha definito la misura di Facebook “non necessaria, brutale”, che “danneggerà l’immagine del social in Australia”, e ha assicurato che il suo governo resta “risolutamente determinato” ad andare in fondo con la proposta di legge, già adottata la scorsa settimana dalla Camera dei Rappresentanti. Poi su Twitter ha comunicato di aver avuto “una discussione costruttiva ” con il ceo di Facebook Mark Zuckerberg. “Ha sollevato alcune questioni rimanenti con il codice di contrattazione dei media del governo e abbiamo deciso di continuare la nostra conversazione per cercare di trovare una via da seguire”, ha twittato Frydenberg.

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