Etichette alimentari ingannevoli: ecco le più diffuse

Etichette alimentari veritiere? Non sempre è così: ecco quelle ingannevoli più diffuse

Pubblicità: lo strumento più efficace per far conoscere un brand o un singolo prodotto. Per strada, nei negozi, ma anche sul web: ogni luogo fisico e non, è pervaso da claim pubblicitari.

La loro funzionalità è dettata da contenuti accattivanti e da immagini d’impatto. Ogni giorno si consumano diversi generi alimentari e anche in questo caso, per farsi un’idea di cosa si sta acquistando, il consumatore si avvale dell’etichetta alimentare che dovrebbe essere non solo chiara e leggibile, ma soprattutto veritiera.

Purtroppo però, le etichette alimentari presenti sui prodotti in tutti i Paesi dell’Unione europea, non corrispondono a queste caratteristiche. “Il lavoro delle associazioni che fanno parte della nostra organizzazione, ha permesso di scoprire come in tutta l’Europa siano molto diffusi diversi trucchi per l’etichettatura dei prodotti”: ecco cosa si legge nel report scritto in seguito a un’indagine condotta dall’organizzazione dei consumatori europei (Beuc).

Ecco tre tipologie di etichette alimentari largamente diffuse e che sono risultate ingannevoli all’analisi del Beuc:

  • etichetta alimentare che descrive un prodotto come ricco di frutta;
  • etichetta alimentare che descrive un prodotto alimentare come ricco di grani di tipo diverso;
  • etichetta alimentare che descrive un prodotto di “qualità” in quanto “artigianale”.

Un prodotto è descritto come ricco di frutta? Non sempre è così. L’attenzione all’alimentazione e alla salute sono diventate quasi una moda. La frutta fa bene perché contiene vitamine e sali minerali e sfruttando questa verità, molti prodotti vengono pubblicizzati con immagini che rappresentano un bel frutto. Un’ottima trovata per incrementare le vendite, solo che molto spesso di frutta ce n’è davvero poca. La legislazione Ue in materia, stabilisce quale deve essere il contenuto minimo di frutta, ma le regole variano in base al prodotto, dunque il consumatore non sempre sa se si trova di fronte a un succo di frutta o un nettare che comporterebbero anche costi diversi.

Anche i prodotti integrali stanno riscontrando un enorme successo di mercato, tanto che sempre più brand decidono di produrli. Questi vengono pubblicizzati come ricchi di fibre e di elementi benefici per l’organismo, ma anche in questo caso, il più delle volte, i prodotti hanno ben poco di “integrale”.

Molto diffuse sono anche le etichette che riportano la dicitura “artigianale” o “naturale”. I consumatori, sempre nell’ottica di seguire un’alimentazione accurata, spesso preferiscono acquistare prodotti realizzati artigianalmente e non con metodi industriali. Anche in questo caso, sono tanti i claim ingannevoli che fanno passare per “tradizionale”, prodotti alimentari che in realtà “contengono coloranti e additivi industriali”, come ha spiegato il Beuc.

Etichette alimentari ingannevoli: ecco le più diffuse