Elezioni, programmi elettorali: Cottarelli fa le pulci ai partiti

L'ex commissario alla Spending review analizza le velleità economiche degli schieramenti

Certi meccanismi li conosce da molto vicino, essendo stato commissario per la Spending Review in tempi recenti: per questo Carlo Cottarelli ha voluto dire la propria sulle elezioni del prossimo 4 marzo, con un articolo su La Stampa in cui fa le pulci ai programmi dei vari partiti evidenziandone le incongruenze e i difetti di sostenibilità.

Ce n’è per tutti gli schieramenti in campo e per i programmi presentati dalle tre principali forze politiche, che in campo economico – a detta di Cottarelli – restano pieni di contraddizioni e affermazioni vaghe. Non soltanto per la mancanza di coperture, ma spesso prorpio per la contraddittorietà degli stessi. Vediamo i passaggi principali dell’articolo di Cottarelli rispetto alle proposte delle tre principali forze politiche.

CENTRODESTRA – “Forza Italia intende rafforzare l’ avanzo primario (la differenza tra entrate e spese al netto degli interessi) dall’ 1,7 per cento del Pil nel 2017 al 4 per cento del Pil nel 2022, anno in cui verrebbe raggiunto (o quasi) il pareggio di bilancio (insomma, un po’ di austerità ci sarebbe, come del resto reso necessario dallo stato dei nostri conti pubblici). La Lega intende fare l’opposto: l’avanzo primario si azzererebbe (quasi) entro il 2022 e il deficit complessivo salirebbe oltre il fatidico 3 per cento. Insomma, Forza Italia intende rispettare (più o meno) le regole europee; la Lega le viola palesemente. Come farebbero a stare al governo insieme essendo in disaccordo su una questione che non è poi così marginale, faccio fatica a capirlo. Li unisce però un programma di promesse elettorali senza coperture per importi di 50-55 miliardi di euro al 2022. Almeno su quello sembrano essere d’accordo”.

“Al primo punto del programma del centrodestra c’è la flat tax. L’ elettore forse avrebbe gradito sapere qualcosa di più su questa riforma, per esempio quale sarà l’ aliquota della flat tax. Ma il programma depositato non dice nulla in proposito e non esiste un documento più dettagliato sottoscritto dall’ intero centrodestra che chiarisca questo o altri aspetti della proposta. Forza Italia sembra preferire un’ aliquota del 23 per cento mentre la Lega sembra preferire un’ aliquota del 15 per cento. Entrambi hanno però firmato un impegno molto forte: la flat tax sarà finanziata interamente ‘attraverso il taglio degli sconti fiscali’, cioè di quella miriade di agevolazioni che ora complicano la nostra legislazione fiscale. Ma se così fosse la pressione fiscale non scenderebbe. Ma non è intenzione del centrodestra abbattere la pressione fiscale?”

MOVIMENTO CINQUE STELLE – “I Pentastellati avevano inizialmente indicato l’intenzione di pubblicare i loro obiettivi dettagliati di finanza pubblica ma, a meno di due settimane dal voto, non lo hanno fatto. Hanno però depositato un programma in 20 punti che contiene un generico impegno a ridurre il debito pubblico del 40 per cento in dieci anni. Obiettivo ambizioso ed encomiabile, solo che non si capisce come potrebbe essere raggiunto aumentando il deficit pubblico: lo stesso programma parla infatti di ‘maggiori investimenti in deficit’; in deficit, quindi non riducendo altre spese ma aumentando il deficit rispetto al livello attuale. E del resto, viste le promesse elettorali e la mancanza di coperture per 60-70 miliardi, un aumento del deficit appare probabile. Certo la soluzione ci sarebbe per conciliare un aumento del deficit con un forte calo del rapporto tra debito e Pil: basterebbe che il Pil crescesse rapidamente. Solo che per ridurre il debito di 40 punti percentuali in dieci anni, con un deficit dell’ ordine del 2-3 per cento, occorrerebbe che il Pil reale crescesse del 5-6 per cento, insomma ritmi quasi cinesi”.

PARTITO DEMOCRATICO – Anche il partito democratico, come il Movimento 5 Stelle, non ha risposto al nostro suggerimento di pubblicare obiettivi di finanza pubblica per il prossimo quinquennio. Ha, sì, pubblicato un piano di rientro dal debito in cui il rapporto tra debito pubblico e Pil scende di 30 punti in 10-12 anni (essenzialmente mantenendo per dieci anni l’ avanzo primario al livello previsto per il 2018, il 2 per cento senza quindi espandere o stringere la politica fiscale). Ma questo programma non fa parte di nessuno dei tre principali documenti elettorali del Pd (la sintesi del programma ‘Più forte, più giusta. L’Italia’, sintesi depositata al ministero dell’Interno, il programma dallo stesso titolo e il documento ‘100 cose fatte, 100 cose da fare’). In ogni caso, il piano di rientro dal debito non indica quale sarà il livello complessivo delle entrate e delle spese dello Stato ma solo l’avanzo primario, e peraltro solo per la media del prossimo decennio.

Altro elemento di incertezza riguardo i piani del Pd è la parziale discordanza tra i tre principali documenti elettorali pubblicati. In particolare, la sintesi del programma (il documento depositato) contiene proposte non incluse nel programma stesso. Un esempio per tutti: la sintesi indica l’intenzione di portare al 2 per cento del Pil la spesa per cultura e sicurezza (non è un punto minore: è una delle 9 aree in cui la sintesi è divisa). Visto che non è chiaro cosa si comprenda nel termine ‘investimenti per cultura e sicurezza’, il cittadino si aspetterebbe di trovare un chiarimento nel programma di cui il documento depositato è sintesi. Ma il programma dettagliato non comprende un tale impegno e la giusta curiosità del cittadino resta quindi insoddisfatta”.

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