Economia, tasse, lavoro: le proposte dei partiti politici per le elezioni del 4 marzo

Una sintesi delle proposte sul lavoro in vista del voto delle prossime Elezioni Politiche

Nella moltitudine di promesse elettorali poco realizzabili o di corto respiro, l’attenzione dell’opinione pubblica tende a focalizzarsi sulle tematiche più sensibili, economia e lavoro. Sono queste le vere direttrici su cui si misura la capacità di attrazione di una proposta politica, anche in virtù dei ripetuti appelli del Presidente della Repubblica in questo senso. Vediamo dunque come i vari partiti e movimenti stanno preparando le proprie proposte economiche.

LINEE GENERALI – Il centro destra propone detassazione per apprendistato e formazione, il Pd il salario minimo garantito, il Movimento Cinque Stelle reddito di cittadinanza e tutele articolo 18, proposta avanzata anche dalla sinistra di Liberi e Uguali. In linea generale, da tutti arrivano prese di posizione a favore del lavoro stabile, dopo anni in cui la flessibilità sembrava essere la panacea di tutti i mali.

CONTRATTI – L’esigenza primaria, a valle del Jobs Act del governo Renzi, è quella di favorire un’occupazione stabile, scoraggiando il ricorso a contratti a tempo determinato o altre forme di flessibilità (i dati ISTAT contano 23 milioni 183mila occupati nel novembre 2017, il dato più alto degli ultimi 40 anni, con una crescita che però riguarda in gran parte i contratti a termine).
In questo senso il Movimento 5 Stelle propone misure strutturali per rendere più convenienti i contratti a tempo indeterminato, Forza Italia spinge per una decontribuzione e ad agevolazioni fiscali, il Pd vuole costi più alti per i contratti a termine. La Lega Nord punta in generale su una semplificazione della contrattazione. No agli incentivi fiscali e contributivi da Liberi e Uguali, che sottolinea come le misure già sperimentate negli ultimi anni non abbiano funzionato, ed è invece favorevole ad aumentare gli investimenti pubblici per la creazione di posti di lavoro.

ARTICOLO 18 – Puntano a reintrodurre l’articolo 18, quindi il reintegro dei lavoratori licenziati senza giusta causa, Movimento 5 Stelle e Liberi e Uguali. Quest’ultima forza politica – nata dasll’uscita dal PD – propone in generale un passo indietro decisivo rispetto al Jobs Act. Forza Italia invece parla di una nuova legge Biagi 4.0 che preveda nuove forme contrattuali flessibili per diverse tipologie di lavoratori.

REDDITO – Il Movimento 5 Stelle non molla il suo tradizionale cavallo di battaglia, il reddito di cittadinanza, probabilmente ridotto rispetto ai 780 euro al mese della proposta del 2013. Il Pd invece sta studiando una proposta di reddito minimo garantito, che fissi per legge il salario minimo di un’ora di lavoro (fra i 9 e i dieci euro). Sul salario minimo, proposta anche da parte della Lega Nord.

ECONOMIA E TASSE – Quasi tutte le principali forze politiche (Forza Italia, Lega, M5S e Pd) propongono, con declinazioni diverse, un taglio del cuneo fiscale. Il M5S propone anche l’abolizione dell’IRAP per le piccole imprese e i professionisti. Forza Italia e Lega sono favorevoli ad una flat tax da applicare alle imprese, che semplifichi gli adempimenti.

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