Dieci giorni per il congedo paternità grazie alla nuova Direttiva UE

Gli stati membri hanno tre anni per aggiornare le loro legislazioni nazionali e introdurre l'obbligo di congedo di paternità

Da anni, il tema del congedo parentale è al centro della discussione politica europea (e non) nell’ambito delle politiche di genere e delle pari opportunità sul lavoro.

Un passo in avanti, in questo campo, sta per essere compiuto grazie alla nuova Direttiva dell’Unione Europea sul congedo parentale. La nuova legge comunitaria, approvata dal Parlamento di Strasburgo il 4 aprile e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE il 12 luglio 2019 prevede che il genitore secondario (solitamente il papà) abbia l’obbligo di astenersi dal lavoro per 10 giorni. Insomma, è stato introdotto il congedo di paternità obbligatorio e, anche se solo per 10 giorni, si tratta comunque di un miglioramento rispetto alla situazione iniziale.

La norma, infatti, nasce con lo scopo di equilibrare la situazione nei vari Paesi dell’Unione, dove le varie legislazioni nazionali prevedono periodi di congedo molto differenti l’uno dall’altro. In Italia, ad esempio, è stato introdotto un congedo obbligatorio di 5 giorni con la Legge di Bilancio 2019, mentre in Scandinavia l’obbligo di congedo parentale è di 6 mesi “non cedibili” all’altro genitore da utilizzare nei primi tre anni di vita del piccolo. Questo consente alle donne di tornare a lavoro in maniera molto più veloce, dividendo in maniera equa tra i due genitori il “carico” della crescita del piccolo.

Oltre all’obbligo di 10 giorni, la Direttiva dell’Unione Europea introduce anche il diritto a ogni genitore di 4 mesi di congedo, di cui due non trasferibili all’altro genitore. In molti casi, infatti, uno dei due genitori evita di astenersi dal lavoro, cedendo in gran parte (o completamente) i propri giorni di congedo all’altro. Si crea così una forte disparità e asimmetria, a tutto discapito della parità di genere. Il periodo del congedo, stabilisce la Direttiva, dovrà essere retribuito non meno dell’indennità di malattia.

Ora che la norma è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale, gli Stati membri hanno tre anni di tempo per adeguarsi e integrare la legislazione nazionale in tal senso. Come spiegato dai relatori della Direttiva EU, saranno i singoli stati a dover stabilire tempi e modalità di applicazione del nuovo congedo parentale. In particolare, dovranno indicare il periodo di tempo entro il quale l’obbligo o il diritto debba essere fruito e le modalità per farlo.

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