Come funziona la DAD, didattica a distanza

Scopri in cosa consiste la didattica a distanza, come funziona e cosa dice la normativa a riguardo.

Da marzo 2020, con l’inizio della pandemia di Covid-19, la quasi totalità degli scolari, dai bambini delle scuole elementari ai ragazzi dell’università, ha visto stravolgere completamente il metodo con cui l’insegnamento era loro da sempre proposto. Non più ore in presenza seduti ai banchi, ma infinite giornate davanti al proprio computer.

Non è stato per nulla facile doversi adeguare alle nuove direttive, tanto che alcuni ancora si chiedono in cosa effettivamente consista la DAD. Per scoprire effettivamente cos’è e come funziona la didattica a distanza, divisa a seconda delle classi che i ragazzi frequentano, continua a leggere l’articolo di QuiFinanza.

I cambiamenti comuni

Il Decreto Legge 25 marzo 2020, n°19, articolo 1, comma 2, lettera p stabilisce, in virtù dell’emergenza sanitaria in atto, l’immediata adozione dello svolgimento “a distanza” delle attività didattiche delle scuole di ogni grado su tutto il territorio nazionale. Ha così inizio la cosiddetta DAD: la didattica a distanza, la quale prevede che alunni e corpo decenti si interfaccino tra loro soltanto con l’aiuto della tecnologia.

Indipendentemente dalle condizioni economiche, sociali e dalla frequenza del tipo di ordine o grado scolastico, alunni e corpo docenti si sono dovuti adattare alle nuove richieste e alle nuove esigenze. Imprescindibili, ambo le “parti della cattedra” sono stati il dispositivo mobile (PC, tablet, smartphone) attraverso cui seguire o fare lezione, e una stabile connessione internet. La mancanza di uno o di entrambi questi prerequisiti, la cui esistenza è tutt’altro che scontata in molte parti del paese e per molte classi sociali, avrebbe inficiato completamente la possibilità di svolgere o seguire le lezioni nella modalità didattica a distanza.

Gli obiettivi da perseguire

Al corpo docenti, sin da subito, si è presentata una problematica di non facile affrontabilità: la rimodulazione dei programmi didattici preesistenti, i quali dovevano essere adattati alla nuova situazione di apprendimento. Non più verifiche a sorpresa, esami, dibattiti formativi tra studenti o interrogazioni alla cattedra; ma ore di lezione “frontale” dinanzi ad uno schermo, sperando di riuscire a catturare l’attenzione di studenti spesso svogliati e distratti da una situazione spesso surreale. Questa è ed è stata la reale sfida.

Secondo le normative della didattica a distanza rilasciate direttamente dal Miur, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, la DAD consiste comunque nel perseguire l’obiettivo di «“fare scuola”: insegnare e apprendere, insieme.»

Le lezioni frontali previste dalla didattica a distanza

Indipendentemente dall’ordine o dal grado della scuola in questione, la didattica a distanza consiste in lezioni che avvengono a distanza grazie al supporto di un device, tramite il quale, docenti e studenti, si connettono ad una comune piattaforma per impartire e/o seguire la lezione frontale. Con “lezioni frontali” si intendono, secondo le normative per la didattica a distanza impartite dal Ministero dell’Istruzione, modalità di didattica che «per essere tali, prevedono la costruzione ragionata e guidata del sapere attraverso un’interazione tra docenti e alunni. Qualsiasi sia il mezzo attraverso cui la didattica si esercita, non cambiano il fine e i principi. […] si tratta pur sempre di dare vita a un “ambiente di apprendimento”, per quanto inconsueto nella percezione e nell’esperienza comuni, da creare, alimentare, abitare, rimodulare di volta in volta.». Non una mera “spiegazione di concetti” dunque, ma la realizzazione di un ambiente di apprendimento interattivo entro il quale tra studenti e docenti si possa instaurare un dialogo volto all’accrescimento delle conoscenze.

Ma le lezioni frontali non si compongono di sole spiegazioni. Queste ultime devono essere supportate ed affiancate da una «trasmissione ragionata di materiali didattici, attraverso il caricamento degli stessi su piattaforme digitali e l’impiego dei registri di classe in tutte le loro funzioni di comunicazione e di supporto alla didattica, con successiva rielaborazione e discussione operata direttamente o indirettamente con il docente, l’interazione su sistemi e app interattive educative propriamente digitali».

I docenti, però, non dovranno in alcun modo limitarsi all’invio o alla condivisione dei materiali didattici. Dovranno accompagnare a questa attività un’approfondita spiegazione, così da preparare gli studenti ad affrontare il materiale didattico in autonomia. Per completare il piano d’insegnamento previsto dalla DAD, il docente dovrà poi prevedere una restituzione del materiale didattico o all’organizzazione di uno spazio, nella lezione successiva, dedicato al chiarimento ed al confronto in merito al lavoro svolto dagli studenti. Ogni altro metodo d’insegnamento che non prevede quanto finora descritto è stato abbandonato, in quanto non ritenuto idoneo a conferire gli elementi indispensabili alla sollecitazione dell’apprendimento.

Le interrogazioni e gli esami della didattica a distanza

Dal momento in cui la didattica a distanza è stata introdotta, questa ha da subito previsto uno o più momenti di relazione tra i docenti e gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado, così da consentire all’insegnante di «restituire agli alunni il senso di quanto da essi operato in autonomia, utile anche per accertare, in un processo di costante verifica e miglioramento, l’efficacia degli strumenti adottati».

In parallelo a quelle che sono le lezioni frontali, la didattica a distanza ha dovuto affrontare anche la problematica della verifica del reale apprendimento da parte degli studenti. Se, prima della pandemia da Covid 19, fare verifiche, interrogazioni ed esami poteva essere considerata una pratica, se non banale, quantomeno all’ordine del giorno, ora la crisi sanitaria ha fatto emergere numerose problematiche. Prime tra le quali, il pericoloso connubio di “imbroglio e sfiducia” favorito da una meno presente figura di docente e studente nel medesimo spazio fisico.

Come evitare quindi spiacevoli eventi di imbroglio o eccessivo controllo?

Se, da un lato, l’insegnante si dimostra troppo indulgente, lo studente potrebbe credere di riuscire a “farla franca” ideando ingegnosi stratagemmi per passare verifiche, interrogazioni ed esami copiando indisturbato. Se invece il docente si erge a supremo controllore, chiedendo allo studente sotto esame di mettere in atto sistemi di controllo eccessivi, il rischio è quello di invadere la privacy del candidato dal punto di vista legale. Questo è un problema cui la DAD non ha ancora trovato soluzione unanime, rimettendo tutto nell’onestà degli studenti e nell’indulgenza dei docenti in virtù del rispetto reciproco e delle regole istituzionali.

Problematiche sociali e disabilità

Per capire come effettivamente funziona la didattica a distanza, è necessario compiere una riflessione necessaria circa la difficoltà di organizzare una didattica interamente computerizzata, nella quale vengono meno non soltanto i rapporti personali e le dinamiche sociali, nonché di uguaglianza.

Dal punto di vista sociale, dare per scontato che ogni alunno di ogni scuola di ogni ordine e grado abbia a disposizione un proprio personale dispositivo per seguire la didattica a distanza è vera e propria utopia. Non è un segreto che, in un paese socialmente e industrialmente avanzato com’è l’Italia, tanta parte della popolazione non è ancora completamente digitalizzata; vuoi per problemi socioeconomici, vuoi per la collocazione geografica. Questa problematica è stata affrontata ricorrendo spesso e volentieri alla solidarietà e all’impegno sociale, che ha visto i più fortunati donare o prestare i propri device ormai in disuso a istituzioni e fondazioni incaricate di distribuirli a chi non ne disponeva di propri.

Anche quello della disabilità è stato un argomento che ha provato non poco le modalità della didattica a distanza. La normativa emanata dal Miur è stata però chiara fin da subito: «per quanto riguarda gli alunni con disabilità il punto di riferimento rimane il Piano educativo individualizzato. La sospensione dell’attività didattica non deve interrompere, per quanto possibile, il processo di inclusione.». Anche se questo, per alcuni casi, dovesse comportare il mantenimento delle attività in presenza per gli alunni affetti da disabilità fisiche o psichiche.

In ogni singola situazione di alunni con disabilità, il piano didattico dovrà essere attentamente studiato e concordato da istituto scolastico e famiglia dello studente, così che ogni bambino o ragazzo affetto da disabilità possa godere di «pari opportunità di accesso ad ogni attività didattica».

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Come funziona la DAD, didattica a distanza