Dichiarazione dei redditi: supplemento per medicine comprate di notte detraibile

Quando si acquistano medicine fuori orario, si può dover pagare un supplemento. Ora è detraibile

È tempo di dichiarazione dei redditi: radunare i documenti e ritrovare gli scontrini della farmacia diventa prioritario.

Se però si sono acquistati medicinali in farmacia fuori orario, bisogna fare attenzione all’applicazione del “diritto addizionale”: un importo aggiuntivo addebitato dal farmacista, detraibile unitamente al costo del farmaco acquistato. Per i turni notturni, la cifra si aggira sui 7,50 euro, che salgono a 10 euro se l’acquisto avviene presso una farmacia rurale sussidiata. L’importo è previsto dal Dm Salute del 22 settembre 2017.

L’importo viene richiesto solamente nel caso in cui la farmacia lavora “a chiamata” o “a porte chiuse”: se invece si è durante il normale orario di apertura, non c’è nessuna maggiorazione. L’orario di apertura può essere scelto liberamente dal titolare della farmacia, che può optare anche per rimanere aperto 24 ore su 24.

Se poi la ricetta Ssn rilasciata dalla guardia medica, dal pronto soccorso o dal medico ha carattere di urgenza, il cittadino non paga maggiorazioni. Benché sia rara la possibilità di incappare nell’applicazione del costo aggiuntivo, è bene sapere che il cliente può detrarlo.

Non ci sono disposizioni specifiche in merito, ma la regola generale dice che nel costo si comprendono anche gli oneri di diretta imputazione. Ciò significa che quando il documento di spesa ne contiene l’addebito, questi vanno conteggiati nell’importo detraibile.
L’imposta di bollo sulle ricevute sanitarie è detraibile quale “costo accessorio della prestazione professionale”: questo principio vale anche per altri costi, come le spese per pagamenti con bollettini, Mav e Rav, le spese di spedizione per l’acquisto di medicinali online e, infine, il “diritto addizionale”, cioè l’onere accessorio sugli acquisti fatti in farmacia a battenti chiusi. Esso quindi risulta detraibile se lo sono i prodotti acquistati.

Ai fini Iva, l’importo presente sullo scontrino non è ritenuto né esente, né soggetto all’aliquota del 22%. Secondo il principio di accessorietà, i corrispettivi relativi alle operazioni accessorie andranno a formare l’imponibile dell’operazione principale, anche se addebitati separatamente. Quindi, quando la farmacia applica la ventilazione dei corrispettivi, anche il diritto aggiuntivo sarà soggetto a ventilazione. Nel momento in cui invece i beni acquistati siano indicati in scontrino con l’aliquota propria, l’importo aggiuntivo vedrà applicata la medesima aliquota e, se si riferisce a prodotti corrispondenti a diverse aliquote, in sede di liquidazione dell’Iva l’importo sarà scomposto e attribuito in proporzione ai prezzi (al netto dell’Iva) di ciascun prodotto.

Così funziona anche per la detrazione. Quando le spese accessorie sono riferite a prodotti in parte detraibili e in parte no si potrà detrarre solo la quota proporzionale alla spesa detraibile. Sullo scontrino, è sufficiente che la farmacia indichi la dicitura “diritto addizionale” (o “diritto notturno”, “diritto chiamata”), il resto lo farà l’utente riportando lo scontrino in dichiarazione dei redditi.

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