Da palestre a teatri, quali attività rischiano di non ripartire a gennaio?

Tante le criticità da risolvere anche in vista della ripresa delle scuole

Sono tante le attività messe in pausa decisamente forzata dalla pandemia ormai da mesi che scalpitano per ripartire. Dalle palestre ai teatri, cosa succederà a gennaio?

“La riapertura a gennaio è un mio obiettivo e un obiettivo raggiungibile, dobbiamo vedere però i dati della pandemia dei primi di gennaio. Non voglio fare promesse ma l’obiettivo di riaprire, pur con delle limitazioni, palestre, centri danza e piscine, e tutte le altre attività importanti per il benessere degli italiani, credo sia possibile”. Lo ha detto il Ministro per le Politiche giovanili e lo Sport, Vincenzo Spadafora, ospite del programma Agorà su Rai Tre assicurando che il Governo “lavora costantemente col Cts”.

A dettare le future mosse, come sempre da marzo ad oggi, la curva epidemiologica che deciderà cosa si potrà fare e cosa no. Ieri, intanto, nel nostro Paese si sono registrati 8.585 i nuovi casi di Coronavirus a fronte di poco meno di 70 mila tamponi, per un totale dall’inizio dell’emergenza sanitaria di 2.056.277 contagiati.

Punto interrogativo anche per cinema e teatri. Nelle scorse ore fonti di Governo hanno precisato “che si deciderà anche sulla base dei dati epidemiologici che arriveranno dopo l’Epifania”. Potrebbero essere dunque rinnovate le misure che prevedono la sospensione di spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e altri spazi anche all’aperto.

ENIGMA SCUOLA – Intanto, l’appuntamento più delicato e ormai prossimo è quello con la ripresa delle scuole il 7 gennaio, soprattutto per quanto riguarda le scuole superiori, che “presenta diverse criticità. Il problema principale riguarda la mancata o insufficiente riorganizzazione dei trasporti che sta costringendo i Prefetti a chiedere alle scuole di effettuare dei turni di entrata in orari scaglionati molto impegnativi”. Lo ha detto a Tgcom24 il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli.

“In particolare – ha aggiunto -, far uscire da scuola i ragazzi alle 15 o alle 16, soprattutto per studenti pendolari, comporterà un rientro a casa in orari che causeranno difficoltà sia alle famiglie che allo studio domestico. Anche il personale scolastico potrebbe subire le conseguenze negative di questa turnazione estrema: si pensi a docenti di istituti tecnici o professionali il cui orario di lezione potrebbe iniziare alle 8 per terminare alle 16″.  

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