“Covid, la fine del tunnel è vicina”. Ecco perché nel libro di Le Foche

Con responsabilità personale, prime vaccinazioni e aiuto degli anticorpi monoclonali, in primavera potremmo davvero vedere la luce.

“A salvarci sarà ancora una volta la scienza. Noi abitiamo il pianeta più bello dell’universo e l’umanità si è sempre affidata alla scienza per risolvere i suoi problemi riuscendoci ogni volta. Sono convinto che anche ora non ci tradirà perché abbiamo messo in campo dei percorsi vaccinali molto promettenti e ben strutturati e poi ci sono gli anticorpi monoclonali. Insomma, abbiamo più di qualche motivo per essere ottimisti e arrivare alla fine del tunnel”. Parole di Francesco Le Foche, immunologo clinico, a proposito dell’e-book appena pubblicato ‘Sì, andrà tutto bene. Ecco perché il Covid 19 sarà sconfitto’ (Edizioni Piemme).

Il professor le Foche è sempre stato – nell’ondata di virologi e infettivologi che ha travolto la tv italiana – in posizione piuttosto defilata. E in qualche modo a metà strada fra i super-allarmisti e coloro che parlavano di preoccupazioni esagerate. Si è parlato di lui come di un realista-ottimista: “Sono convinto che nonostante l’arrivo della seconda ondata non ci sia ragione di pensare al peggio. Pensiamo di aver diritto alla felicità eterna, ma quando il nostro benessere è stato messo in crisi da un virus che è 600 volte più piccolo di un nostro capello, ci è sembrato incredibile e sono cadute molte delle nostre certezze. Se riusciamo a renderci conto che non stiamo vivendo l’apocalisse, ma una ‘sindemia’, cioè una pandemia che coinvolge e destabilizza tutte le nostre certezze sociali, davvero andrà tutto bene”.

Il percorso

“Sono convinto – dice Le Foche in una intervista a Irma D’Aria de La Stampa – che abbiamo messo in campo dei percorsi vaccinali molto promettenti e ben strutturati e poi ci sono gli anticorpi monoclonali. Insomma, abbiamo più di qualche motivo per essere ottimisti e arrivare alla fine del tunnel. Se riusciamo a stare in una sorta di lockdown personale per 3-4 mesi con il distanziamento sociale, l’igiene delle mani e l’uso della mascherina arriveremo all’inizio della primavera con vaccini e anticorpi monoclonali e così prima dell’estate potremo uscire da questa crisi”.

La medicina sul territorio

Le Foche torna anche sullo scorso marzo e sugli errori commessi nell’ultimo ventennio. A partire dallo smantellamento di buona parte della medicina di base sul territorio. “C’è stata una carenza del territorio, ma le pandemie si vincono fuori dagli ospedali. Proprio per questo abbiamo perso clamorosamente il ‘primo tempo’ a marzo, poi abbiamo recuperato magistralmente dopo il lockdown e poi purtroppo in seguito ai nostri comportamenti c’è stata una riacutizzazione con un aumento della carica virale e tutte le conseguenze che abbiamo visto.Ora dobbiamo continuare a comportarci bene e dobbiamo fare tesoro di quanto accaduto accelerando la riorganizzazione della medicina del territorio perché solo così riusciremo ad evitare la pressione sugli ospedali. In questo momento siamo ai tempi supplementari e siamo in vantaggio perché sappiamo come si muove il virus. Perciò, dobbiamo giocare ‘a zona’ anticipando le sue mosse come si fa con la mossa del cavallo negli scacchi”.

Capitolo vaccini

“Quando arriveranno i vaccini potremo sicuramente tirare un respiro di sollievo – attacca l’immunologo -. Certo se avessimo la sicurezza che il vaccino rende innocui, cioè non contagiosi, allora potremmo vaccinare anche le persone socialmente più attive cioè i giovani e questo consentirebbe di azzerare i contagi. Deve essere chiaro che i vaccini sono stati preparati in fretta ma solo perché oggi abbiamo a disposizione una tecnologia molto più potente e quindi sono sicuri ed efficaci. E soprattutto saranno il passepartout per uscire fuori dalla pandemia”.

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