Covid, Governo verso il “modello Macron”. Ma stretta su Green Pass divide la maggioranza

il GovIrno sta valutando le possibili strategie per evitare nuove chiusure a settembre. Ipotesi che guardano alla Francia dove il pugno di ferro del premier Emmanuel Macron ha fatto schizzare le vaccinazioni.

La proposta di un Green Pass allargato accende il dibattito politico. Con il dilagare delle nuove varianti del coronavirus e oltre metà Paese ancora da vaccinare il Governo sta valutando le possibili strategie per evitare nuove chiusure a settembre. Ipotesi che guardano alla Francia dove il pugno di ferro del premier Emmanuel Macron ha fatto schizzare le vaccinazioni.

NUMERI

In Italia attualmente gli immunizzati contro il Covid, ovvero coloro che hanno completato il ciclo vaccinale, sono 25 milioni, pari al 46% della popolazione sopra i 12 anni. All’appello manca una grande fetta dei più giovani ma anche molti over 60. In tale scenario per “convincere” i più reticenti a vaccinarsi l’Esecutivo pensa di estendere l’ambito di applicazione del cosiddetto “certificato verde”, rendendolo indispensabile per assistere ad eventi sportivi o culturali, ma anche per viaggiare ed entrare in bar e ristoranti sul modello francese. Per affrontare la questione Mario Draghi potrebbe convocare una cabina di regia già all’inizio della prossima settimana che vedrà sul tavolo anche una possibile proroga dello stato di emergenza sanitaria che scade il 31 luglio.

MAGGIORANZA DIVISA

Ma il tema del Green Pass divide la maggioranza. “Le scelte estreme non piacciono né a me né a Draghi. Noi non siamo per gli estremismi” ha affermato il leader della Lega, Matteo Salvini fortemente contrario al modello francese. Di diverso avviso Forza Italia. “La variante Delta ci preoccupa e quindi credo che si debba trovare una via italiana all’utilizzo ampio del green pass – sostiene la ministra degli Affari regionali e delle Autonomie Mariastella Gelmini –. Non inseguiamo modelli stranieri ma certamente il governo valuterà di estendere l’utilizzo ad altri servizi nella logica di incentivare le vaccinazioni”. Tra i sostenitori del certificato anche l’ex ministro Roberto Gualtieri, candidato a Sindaco di Roma per la coalizione di centro sinistra. ‘Il Green Pass modello Macron – ha detto Gualtieri –è una decisione che spetta al governo in base alle risultanze scientifiche. Ma se le previsioni su contagi e ricoveri prefigurassero nuove restrizioni allora sarebbe meglio prevederne un’applicazione anche da noi piuttosto che avere nuove chiusure”.

LE REGIONI

A livello regionale, sul tema i pareri discordanti spaccano il Paese da nord a sud. “La situazione è questa: i contagi aumentano ovunque e, verosimilmente, cresceranno ancora. Ma – ha commentato il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti – se i contagiati non saranno tanto gravi da andare in ospedale, tutto sommato possiamo reggere anche tenendo aperto tutto. Ora, chi è che non va in ospedale anche se prende il Covid? Semplice: i vaccinati! Dei nuovi ricoverati in Liguria, compresa variante Delta, la maggior parte non era vaccinata o aveva una sola dose. Nessuna persona che abbia completato il ciclo sta arrivando negli ospedali. Dunque, vaccinarsi è indispensabile. E chiedo a commercianti, ristoratori, baristi, gestori di discoteche, organizzatori di eventi e spettacoli e molto altro: è meglio fare uno sforzo e controllare in certe situazioni il green pass oppure richiudere di nuovo le attività se cresceranno i ricoveri a causa dei non vaccinati? Lo dico ora perché chi oggi si oppone a un uso estensivo del green pass non venga a piangere lacrime di coccodrillo se dovremo ricorrere di nuovo alle chiusure!”.

Una posizione che non convince il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci. “La libertà dei cittadini trova la massima espressione nel rispetto dei diritti di tutti. Il modello francese non mi convince del tutto, perché sono contrario a prevedere misure che non possono essere assicurate da adeguati controlli. Dire oggi che per entrare in un pub ci vuole il green-pass, a prescindere da ogni valutazione di merito, mi fa dire: chi controlla? Se il green-pass non lo controllano neppure nei viaggi internazionali! Parliamo di cose fattibili: credo sia più logico tutelare i servizi essenziali e monitorare gli ingressi in Italia ed in ciascuna Regione, estendendo il green-pass alle attività sociali dove esistono grandi assembramenti e dove i controlli possano essere davvero effettivi ed efficaci”.

LA NORMA

Al di là della polemica politica un’eventuale estensione dell’applicazione del certificato verde ad altri ambiti rispetto a quelli previsti dal regolamento europeo necessita di una norma di legge. È, infatti, questa la posizione che il Garante per la Privacy ha già espresso in passato, nel parere sul dpcm di attuazione della piattaforma per il rilascio della certificazione e in audizione in Parlamento. Il presidente dell’Autorità, Pasquale Stazione, ha, inoltre, richiamato l’attenzione sulla titolarità del controllo, che spetta ai pubblici ufficiali. La vicepresidente dell’Autorità, Ginevra Cerrina Feroni, non lascia, invece, spazio a una possibile mediazione: “Il greenpass in salsa francese – dichiara concisa in un tweet – è costituzionalmente irricevibile. Gravissimi gli effetti sui diritti e sulle libertà dei cittadini”.

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