Covid-19. Che mal di test!

Tamponi, pungidito, prelievi, test sierologici, molecolari, rapidi. Come faccio a scegliere? Cerchiamo di capire.

Diciamolo, intorno agli esami per sapere se siamo stati infettati dal Covid-19 c’è confusione. Purtroppo è normale perché il tema è complesso ed è in continua evoluzione. Ci sono inoltre una serie di variabili dovute al fatto che l’organismo di ciascuno di noi si comporta in maniera diversa quando incontra il virus: possiamo per esempio essere contagiati ma senza sintomi.

La scelta migliore rimane quella di affidarci al nostro medico che saprà consigliare la soluzione più appropriata. Ma se volete avere un’idea dei sistemi diagnostici esistenti e capire il significato delle parole più usate, ecco una sintesi.

Test e tamponi: quali sono le differenze

Quelli che chiamiamo semplicemente test, sono di solito test sierologici o anticorpali, mentre quando si parla di tamponi si intendono i test molecolari (il tampone è la modalità di raccolta del campione biologico). I primi ci dicono se siamo venuti in contatto con il virus, i secondi se siamo infetti nel momento in cui eseguiamo il test.

I test molecolari (o tamponi) individuano il genoma del virus e sono una fotografia del presente: dicono cioè, anche senza sintomi, se siamo infetti e quindi contagiosi. La sua precisione è molto alta ed è il test di riferimento per la diagnosi del Covid-19.

I test sierologici o anticorpali – che prevedono l’analisi del sangue con un prelievo o con un pungidito – vanno invece a cercare le immunoglobuline IgG e IgM, cioè gli anticorpi, che sono le armi di difesa dell’organismo contro le malattie infettive.

Le IgM sono le prime ad esser prodotte e se ne trovano tracce già dopo 4-5 giorni dalla comparsa dei sintomi, un po’ di più se i sintomi non si sono manifestati. Le IgM tendono a scomparire dopo qualche settimana e indicano quindi se c’è o c’è stata un’infezione recente.

Le IgG si formano invece due o tre settimane dopo il contatto con il virus (ma possono comparire anche prima) e le loro tracce si possono trovare anche dopo qualche mese. Indicano quindi se c’è stata infezione nel passato.

Le IgG sono la memoria del sistema immunitario e vengono messe in campo quando il virus si ripresenta, assicurando quindi un’immunità duratura. Nel caso del Covid-19 però non c’è al momento certezza che la presenza di anticorpi garantisca l’immunità da una successiva infezione e per quanto tempo. Speriamo di scoprirlo presto.

Cosa distingue test sierologici qualitativi e quantitativi

Il test quantitativo, fatto in laboratorio dopo un prelievo venoso classico, misura la quantità di anticorpi. Questo ci può dire se siamo buoni produttori di anticorpi e fornisce indicazioni sul nostro livello di immunità.

Il test qualitativo rileva esclusivamente la presenza o l’assenza di anticorpi IgG e IgM, senza dare indicazione sulla quantità di anticorpi presenti.

Entrambi i test oggi hanno alti livelli di affidabilità. Altre due parole che sentiamo sovente sono sensibilità e specificità di un test.

Sensibilità è la capacità di individuare correttamente le persone che sono entrate in contatto con il virus, limitando i falsi negativi.

Specificità è la capacità di individuare correttamente le persone che non hanno incontrato il virus, limitando quindi i falsi positivi.

I test approvati dalla comunità scientifica attualmente in uso sono tutti molto vicini al 100% per entrambe le misure.

Come leggere i risultati dei test

Vediamo ora cosa indicano i risultati dei test (e qui la cosa si fa più complicata).

  • tampone positivo: è in atto l’infezione e sei contagioso. Si può risultare positivi per parecchio tempo perché dipende da quanto tempo ci mette il nostro organismo a neutralizzare il virus. Si sta studiando se e quanto nel frattempo la carica di contagiosità diminuisca
  • tampone negativo: non hai il virus e non sei contagioso. Ma per esserne certi vanno fatti due tamponi, dato che il materiale da analizzare potrebbe non essere sufficiente per dare un risultato certo o il campione potrebbe non essere stato prelevato correttamente
  • IgM e IgG negative: non c’è stata infezione o l’esposizione al virus è troppo recente per rilevare la reazione immunitaria
  • IgM e IgG positive: l’infezione è in corso ed è stata contratta da poco tempo
  • solo IgM positive: l’esposizione al virus è molto recente
  • solo IgG positive: l’infezione c’è stata ma non è recente

Test sierologici: perché sono importanti

I test sierologici ci forniscono informazioni importanti sulle nostre condizioni di salute perché ci permettono di sapere se e quando siamo entrati in contatto con il virus e se abbiamo sviluppato una risposta immunitaria. Ma i test hanno soprattutto un grande valore per la collettività perché ci aiutano a combattere il virus non solo come persone, ma come comunità.

I test forniscono infatti informazioni fondamentali per capire come e quanto l’infezione si è diffusa e quali sono le categorie più a rischio. Più dati ci sono e più aiutiamo la comunità scientifica a conoscere meglio il virus e a trovare le armi più adatte per combattere l’epidemia. Inoltre queste informazioni consentono alle autorità sanitarie e politiche di studiare le migliori strategie per il contenimento e la gestione dell’emergenza.

Si stanno studiando test sempre più rapidi e ce ne sono di nuovi come quelli per la ricerca di proteine del virus (l’antigene) che stanno dando risultati molto interessanti. Alcuni test non sono ancora arrivati in Italia e altri sono in fase di sperimentazione.

Ma non è il caso di parlarne ora. Non vorremmo farvi venire il mal di test.

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Con il contributo non condizionante di Abbott.

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Covid-19. Che mal di test!