Coronavirus, quanto velocemente si diffonde dentro una stanza e come ridurre i rischi

Covid e ambienti chiusi: fino a che punto il virus può diffondersi? Parlano gli esperti

La pandemia ci ha costretti a fare i conti con un virus insidioso: non esiste, tecnicamente, un posto dove il Covid non possa arrivare. Come gli esperti hanno più volte sottolineato, però, recenti studi hanno dimostrato come le probabilità di diffusione del Coronavirus aumentino nei luoghi chiusi, a causa della trasmissione via aerosol, esponendo le persone ad un maggiore rischio rispetto a quanto potrebbe succedere in un ambiente all’aperto.

Coronavirus, quanto può rimanere nell’aria

Gli asintomatici e i cosiddetti “superdiffusori”, ad oggi, rappresentano il fattore di rischio maggiore o, per lo meno, giocano un ruolo cruciale nella divulgazione del virus. Spesso non è possibile individuarli facilmente e, per quel che sappiamo, potremmo entrare in contatto con loro senza saperlo. Il miglior mezzo per proteggersi, dunque, rimane la prevenzione. 

Secondo uno studio condotto dall’ingegnere statunitense Suresh Dhaniyala, professore alla Clarkson University, la diffusione del Covid dipende dalla velocità con cui le particelle aerosol possono diffondersi, specialmente in un ambiente chiuso. Nello specifico, non ci vuole molto prima che le particelle di Coronavirus trasportate dall’aria si diffondano all’interno di una stanza: all’inizio, solo le persone sedute vicino a un soggetto infetto sono ad alto rischio, ma con il passare del tempo il virus si dirama, raggiungendo tutti. 

Dhaniyala, con l’intendo di studiare e capire la diffusione del Covid in ambienti chiusi, ha iniettato particelle di aerosol di dimensioni simili a quelle degli esseri umani in una stanza e poi le ha monitorate con dei sensori appositi. Insieme al suo team, per portare a termine l’esperimento, si è servito di un’aula universitaria progettata per ospitare 30 studenti, con un sistema di ventilazione che soddisfaceva gli standard di sicurezza raccomandati.

Quando i ricercatori hanno rilasciato particelle nella parte anteriore della classe, queste sono arrivate fino in fondo alla stanza entro 10 -15 minuti. Tuttavia, è stato dimostrato che, a causa della ventilazione attiva dell’ambiente, le concentrazioni nella parte posteriore erano comunque minori. Tale esperimento, come Dhaniyala ha spiegato, suggerisce che con un’adeguata ventilazione il rischio di contrarre il Covid potrebbe essere limitato a un piccolo numero di persone, ovvero quelle vicino al soggetto infetto. 

È importante ricordare, è stato infine detto, che non tutte le parti di una stanza presentano lo stesso tasso di rischio. Gli angoli, per esempio, avranno probabilmente uno scambio d’aria inferiore, quindi le particelle aerosol possono rimanere lì più a lungo. Allo stesso modo, essere vicino a una presa d’aria potrebbe voler dire esporsi a tutte le particelle sospese nel resto della stanza che, una volta “risucchiatte” dal condotto, finiscono inevitabilmente col travolgere la persona che entra a contatto/interferisce con quel flusso. 

Coronavirus, il ruolo delle particelle aerosol 

In passato, come evidenzia lo studio, la trasmissione delle malattie respiratorie si è concentrata sul ruolo delle particelle più grandi che si generano quando starnutiamo e tossiamo. Queste goccioline cadono rapidamente a terra e l’allontanamento sociale e l’uso di mascherine di protezione individuale possono in gran parte prevenire l’infezione

Con il Covid, però, vale un discorso diverso. Ciò che preoccupa di più adesso, infatti, è il ruolo che hanno nella diffusione del virus le minuscole particelle, ovvero le già citate particelle aerosol, che vengono generate quando parliamo, cantiamo o anche semplicemente respiriamo. Queste particelle, spesso più piccole di 5 micrometri, possono addirittura fuoriuscire dalle maschere facciali di stoffa e rimanere nell’aria fino a circa 12 ore.

Come ridurre il rischio di trasmissione negli ambienti chiusi

Secondo gli scienziati, uno dei modi migliori per mantenere alti i livelli di sicurezza in casa (o comunque in un ambiente chiuso) sarebbe quello di prestare attenzione alla distanza di sicurezza, cercando di rispettare le regole di distanziamento non solo all’aperto, ma sempre. 

È ormai risaputo che il Covid non si trasmette solo per contatto diretto, ma può diffondersi attraverso l’aria, rimanendo sospeso all’interno di un ambiente per un periodo di tempo più o meno lungo. Quindi, anche se incontriamo una persona positiva al Coronavirus, mantenere la giusta distanza ed evitare il contatto diretto con essa può essere l’unico comportamento che – concretamente – non ci espone al rischio contagio nel breve periodo. 

Oltre al rispetto delle regole di distanziamento nei luoghi chiusi, riduce le possibilità di trasmissione via aerosol del virus l’accesso a canali di ventilazione adeguati. Di conseguenza, le aree umide e non ventilate possono invece fungere da mezzo per la diffusione del virus.

Lo studio del professor Suresh Dhaniyala è stato pubblicato sul magazine scientifico The Wire Science: clicca qui per leggere l’articolo completo.

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