Coronavirus, le Regioni più a rischio nella fase 2: lo studio

Secondo la Fondazione GIMBE, gran parte del nord Italia non sarebbe ancora pronto ad affrontare la Fase 2

Liguria, Piemonte, e la Provincia Autonoma di Trento non sono ancora pronte per la Fase 2. Lombardia ed Emilia Romagna sono invece al limite, presentando una percentuale di aumento dei contagi e una prevalenza (numero di casi ogni 100.000 abitanti) molto elevate.

Lo sostiene la Fondazione Gimbe, ente di ricerca indipendente che monitora l’andamento dell’epidemia da COVID-19 nel nostro Paese. Una situazione tutt’altro che idilliaca, insomma, peggiorata dal fatto che molte delle aziende che domani riapriranno i battenti ha proprio sede lì. La stragrande maggioranza 4,4 milioni di lavoratori che dal 4 maggio potranno tornare a lavoro si concentra proprio nelle cinque regiorni del Nord Italia nelle quali la situazione è ancora a rischio.

Insomma, se non si dovesse prestare particolare attenzione, si corre il serio rischio che i numeri del contagio tornino a crescere, mandando all’aria gli sforzi fatti sinora.

Approccio politico e non scientifico

“Appare chiaro a tutti – afferma il Presidente della Fondazione GIMBE Nino Cartabellotta ad Al-Jazeera – che chi rischia di più sono gli abitanti delle regioni nelle quali il numero di casi e la loro crescita percentuale non sono ancora totalmente sotto controllo. Da un punto di vista scientifico avrebbe avuto più senso di riaprire il Paese basandosi sui dati delle diverse aree geografiche“.

L’errore di fondo, secondo Cartabellotta, sta proprio nel fatto che la decisione di ripartire su base nazionale anziché locale si basa su considerazioni politiche e non scientifiche. “Le regioni del nord hanno spinto, e stanno spingendo per far ripartire i loro motori produttivi; le regioni del sud, d’altro canto, non hanno fatto questa richiesta e hanno il timore che la mobilità interregionale possa portare a una maggior diffusione del virus.

Le Regioni più a rischio

Analizzando il grafico della Fondazione GIMBE basato sui dati dal 29 aprile al 3 maggio appare chiaro come in Liguria, Piemonte e nella provincia autonoma di Trento la situazione stia migliorando, ma non sia ancora totalmente sotto controllo.

In Liguria e Piemonte, la percentuale di incremento dei casi è ancora al di sopra del 10%, mentre in provincia di Trento il dato è fermo al di sopra del 9%. A questo si unisce una prevalenza che va dai 500 agli 800 casi ogni 100 mila abitanti. In Emilia Romagna e Lombardia, invece, la percentuale di crescita è in linea con la media nazionale, mentre la prevalenza si attesta a 600 casi ogni 100.000 abitanti (Emilia Romagna) e 800 casi ogni 100.000 abitanti (Lombardia).

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