Coronavirus, bambino morto per un tampone rotto nel naso? Facciamo chiarezza

A luglio, in Arabia Saudita, un bambino di un anno e mezzo è morto in seguito alla rottura di un tampone all'interno della cavità nasale. Ma bisogna ricostruire tutta la vicenda per capire la verità

Ci sono, purtroppo, sempre più siti o addirittura testate giornalistiche registrate come tali che pur di un click farebbero qualunque cosa. Anche in Italia ne conosciamo diversi.

Covid, il rischio delle fake news

Il problema è che, spesso, non si tratta di divulgare solo fake news, tendenza già grave in sé, ma di innescare tra i lettori, e cioè la gente comune, profondi radicamenti concettuali che poi diventa difficile, se non impossibile, estirpare.

È il caso di moltissime notizie circolate in questi mesi sul Coronavirus, che continua la sua galoppata in tutto il mondo. Ultima, quella molto forte uscita il 13 luglio scorso in Arabia Saudita, e in molti giornali internazionali, ma quasi da nessuna parte in Italia.

Un bambino saudita di un anno e mezzo è morto a causa della rottura di un tampone di Coronavirus all’interno della sua cavità nasale, dopo che il personale medico dell’ospedale in cui si trovava aveva eseguito il test Covid-19 perché aveva la febbre.

Questa la notizia nuda e cruda, che i pochi siti italiani che ne hanno parlato in questi giorni hanno subito bollato come “bambino morto a causa di un tampone”. Il che ha suscitato non poche preoccupazioni, soprattutto in un momento critico come questo in cui aumentano i contagi nelle scuole e sono stati decisi i tamponi rapidi.

In realtà, messa così, la notizia racconta una verità solo parziale, e fuorviante, e perciò densa di conseguenze gravissime. Ecco come sono andate davvero le cose.

La verità sulla vicenda del bimbo morto per un tampone rotto

Lo zio e tutore legale del bambino, Mosaed al-Joufan, ha spiegato che il nipote non soffriva di malattie croniche o pericolose. Qualche giorno prima ha iniziato a lamentarsi per la febbre alta e lo hanno portato allo Shaqra General Hospital. Dopo essere stato visitato, i medici hanno deciso di eseguire un tampone nasale, anche se era in buona salute.

Lo zio ha raccontato che il tampone si è rotto all’interno della cavità nasale del bambino: proprio per estrarlo, i medici hanno deciso di sottoporlo ad anestesia generale.

“Verso l’una del mattino, mi hanno informato che l’operazione era finita e che il medico era in grado di rimuovere il tampone” ha raccontato Al-Joufan. Che ha aggiunto che, dopo che suo nipote si è svegliato, ha chiesto che il medico specialista esaminasse il bambino, controllando le sue condizioni e assicurandosi che il tampone fosse stato rimosso completamente e non vi fossero sanguinamenti o difficoltà respiratorie.

Il medico però non c’era, e loro hanno dovuto aspettare. Alle 9 del mattino, il piccolo ha perso conoscenza e il personale medico ha scoperto che non respirava più. La radiografia ha mostrato che aveva avuto un blocco delle vie aeree in uno dei polmoni.

Quando le condizioni del bambino sono peggiorate, i familiari hanno chiesto che fosse trasportato in un ospedale specializzato a Riyadh per salvargli la vita. La richiesta è stata approvata, ma sono rimasti in ospedale in attesa di un’ambulanza che ha raggiunto il pronto soccorso solo un’ora dopo. Ma il piccolo non ce l’ha fatta ed è spirato prima.

Un caso di malasanità, dunque, per un errore medico nell’esecuzione dell’esame e per i successivi ritardi accumulati, che nulla hanno a che vedere direttamente con il tampone naso-faringeo eseguito per verificare la positività al Coronavirus.

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