Convenzione di Faro, c’è la ratifica della Camera: cosa cambia per il patrimonio culturale

Rappresenta una svolta, si afferma il diritto al patrimonio culturale da parte dei cittadini. Lega e Fratelli d'Italia però hanno sollevato dubbi parlando di censura

Il 23 settembre, dopo un iter durato anni, l’Italia ha ratificato in via definitiva la Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, varata a Faro, in Portogallo, il 27 ottobre 2005. Decisivo il voto della Camera dei deputati, dopo che il Senato aveva dato parere positivo nel 2019: il governo invece l’aveva sottoscritta nel 2013.

Convenzione di Faro: che cosa rappresenta

La Convenzione è stata ratificata da una ventina di Paesi, oltre all’Italia: Armenia, Austria, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Finlandia, Georgia, Lettonia, Lussemburgo, Montenegro, Norvegia, Portogallo, Moldova, Serbia, Slovacchia, Slovenia, ex Repubblica Jugoslavia di Macedonia, Ucraina e Ungheria. Francia, Germania, Regno Unito e Russia, invece, non l’hanno ratificata né sottoscritta.

La Convenzione di Faro rappresenta una svolta nella concezione del patrimonio culturale. Secondo il Fai, Fondo per l’Ambiente italiano, nella legislazione italiana “la concezione del patrimonio culturale è ancora oggi legata alla centralità delle ‘cose'”, mentre la Convenzione “introduce una visione più ampia di patrimonio culturale, inteso come ‘un insieme di risorse ereditate dal passato che le popolazioni identificano, indipendentemente da chi ne detenga la proprietà, come riflesso ed espressione dei loro valori, credenze, conoscenze e tradizioni, in continua evoluzione'”.

In sostanza, con la Convenzione si afferma il diritto al patrimonio culturale da parte dei cittadini. Si affida a tutti loro, alle comunità locali e ai visitatori un “nuovo ruolo nelle attività di conoscenza, tutela, valorizzazione e fruizione”.

L’invito ai Paesi che l’hanno sottoscritta è di promuovere azioni per migliorare l’accesso al patrimonio culturale, in particolare per i giovani e le persone svantaggiate, al fine di aumentare la consapevolezza sul suo valore, sulla necessità di conservarlo e preservarlo e sui benefici che ne possono derivare”.

Convenzione di Faro, le parole del ministro Franceschini e le polemiche sulla censura

Secondo il ministro per Beni e le attività culturali, Dario Franceschini, la ratifica della Convenzione di Faro segna un momento fondamentale per il nostro ordinamento che riconosce ora il patrimonio culturale come fattore cruciale per la crescita sostenibile, lo sviluppo umano e la qualità della vita e introduce il diritto al patrimonio culturale.

Polemici, invece, due partiti: Lega e Fratelli d’Italia. Entrambi parlano di “resa” e sostengono che la Convenzione introduca il concetto della necessità di porre limitazioni della fruizione del nostro patrimonio artistico e culturale per non offendere culture altrui.

Sembrerebbe quindi che le forze politiche si riferiscano all’articolo 4, che prevede che l’esercizio del diritto all’eredità culturale possa essere soggetto solo a quelle limitazioni che sono necessarie in una società democratica, per la protezione dell’interesse pubblico e degli “altrui diritti e libertà“. Un riferimento che però non riguarderebbe in alcun modo il diritto di censura, secondo quanto riferito al Corriere dal ministro Franceschini.

Si intende, ad esempio, quanto avvenuto nei primi mesi del 2020 di fronte alla pandemia di Covid: in quel caso, il diritto al patrimonio artistico è stato limitato dalla necessità di regolamentare, se non impedire, l’accesso a musei, teatri, cinema, teatri.

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