Conti “dormienti”: prescrizione a novembre

Il Ministero dell'Economia ha ricordato in una nota la scadenza di novembre per i conti "dormienti": cos'è e come funziona

Ormai è ufficiale: le somme depositate o investite e che non vengono toccate da almeno 20 anni cadranno in prescrizione a novembre 2018.

In poche parole, i legittimi eredi dovranno rinunciare ai conti correnti, libretti, depositi di denaro, azioni, obbligazioni, fondi d’investimento e assegni circolari non riscossi che da 20 anni risultano fermi. L’azione prenderà il via a novembre, secondo le indicazioni del Tesoro: “Inizieranno a scadere i termini per l’esigibilità delle somme relative ai primi “conti dormienti”affluiti al Fondo Rapporto Dormienti nel novembre 2008″.

In particolare, l’iniziativa riguarda somme inutilizzate superiori a 100 euro e “non più movimentati dal titolare del rapporto o da suoi delegati per un tempo ininterrotto di 10 anni decorrenti dalla data di libera disponibilità delle somme”. Come dichiarato dal Ministero dell’Economia, rientrano “non solo depositi di denaro, libretti di risparmio (bancari e postali), conti correnti bancari e postali, ma anche azioni, obbligazioni, certificati di deposito e fondi d’investimento nonché assegni circolari non riscossi entro il termine di prescrizione”.

Le somme vengono definite dormienti, se non vengono toccare per almeno dieci anni. Si tratta di somme che appartengono spesso a risparmiatori defunti e non conosciute dagli eredi. Le banche infatti non hanno l’obbligo di informare i parenti della presenza di conti e depositi. Tuttavia, secondo la legge di riferimento del 2005, dopo dieci anni conti e depositi dimenticati finiscono nelle casse pubbliche. Secondo i dati ufficiali, dal 2007 sono entrati nelle casse dello Stato oltre 2 miliardi di euro: nel solo 2017 sono stati “raccolti” 107 milioni di euro.

Una volta arrivati nelle casse dello Stato, vengono tenuti disponibili per altri 10 anni, in caso di reclamazioni. Ciò significa che per recuperare le somme, si hanno 20 anni di tempo. Ora, sta per scadere questo periodo di tempo utile al recupero, per la prima tranche di denaro trasferita al Fondo speciale e si avvia quindi un procedimento che si rinnoverà ogni giorno. Il Ministero ha scritto: “Il termine di prescrizione si applica trascorsi 10 anni da quando le somme, precedentemente non movimentate per altri 10 anni, sono state trasferite al Fondo, fatta eccezione per gli assegni circolari che hanno termini diversi di prescrizione. Si tratta in pratica di somme mai movimentate per 20 anni, per le quali il Ministero dell’Economia e delle Finanze ritiene comunque opportuno invitare ad effettuare una verifica puntuale sull’esistenza di ‘conti dormienti’ intestati a proprio nome o a nome di familiari di cui possano risultare eredi, al fine di inoltrare, nel caso, domanda di rimborso in tempo utile”.

In totale, sembra che i soldi in scadenza a novembre siano l’ingente cifra di 673 milioni di euro, togliendo eventuali depositi richiesti indietro dai parenti. È possibile risalire alla lista dei rapporti dormienti e fare domanda di riscossione tramite la Consap.

Conti “dormienti”: prescrizione a novembre