Come vengono predette le intenzioni di voto

Ecco come funzionano le previsioni delle intenzioni di voto tramite sondaggi e interviste

Nel corso degli ultimi anni, i sondaggi politici che prevedono le intenzioni di voto sono stati sempre più attaccati, per gli errori (o i presunti errori) commessi in alcune situazioni.

Basti ricordare quando i sondaggisti britannici furono molto criticati per non aver previsto la vittoria del fronte del “leave” al referendum sulla Brexit. In realtà i sondaggi avevano previsto per la maggior parte la vittoria del “remain” per pochi punti, mentre circa un terzo dava un risultato pari o di vittoria da parte del “leave”. In effetti la vittoria del fronte di coloro che volevano uscire dall’Europa c’è stata per pochi punti di differenza. I sondaggi quindi non hanno sbagliato di molto.

Per fare un buon sondaggio, è necessario rispettare una serie di criteri scientifici. Un sondaggio viene ritenuto affidabile se ha un margine di errore del 3 per cento, con un intervalli di confidenza del 95%. Ciò significa che ci devono essere il 95% di possibilità che i risultati del sondaggio siano entro tre punti percentuali dal risultato finale del voto. Per questo bisogna prendere un campione di popolazione rappresentativo e di almeno mille persone.

Il campione deve rispecchiare il più fedelmente possibile la popolazione e funziona più o meno così: la società demoscopica che ha l’incarico di realizzare un sondaggio affida per prima cosa il compito di realizzare le interviste ad una società specializzata. Le interviste possono essere telefoniche con operatore, con messaggi registrati o via internet. La società quindi procede a contattare un campione di persone, in modo da avere alla fine almeno mille interviste.

Affinchè il campione sia rappresentativo, le interviste andranno fatte secondo criteri definiti quote. Ad esempio, metà del campione deve essere maschile e metà femminile. I sondaggisti stabiliscono delle “quote” che gli intervistati dovranno riempire. Una volta che la quota è stata raggiunta gli altri intervistati che dovessero appartenere a quella quota verranno scartati. Solitamente nelle quote rientrano il genere, l’area di provenienza, l‘età e il titolo di studio. Un buon sondaggio ha dalle tre alle sei quote e più quote ci sono, più il sondaggio sarà preciso e rappresentativo, ma anche più complesso.

Capita però a volte che le quote non siano del tutto completate. Se ad esempio c’era bisogno di intervistare almeno 50 persone diplomate, ma ne sono state intervistate solo 40, bisognerà pesare sul totale quei 40 diplomati come se fossero 50, per calcolare adeguatamente i risultati del sondaggio.

Oltre alle quote, nei sondaggi si possono fare “ponderazioni” e una delle più diffuse è la ponderazione sul voto precedente. Agli intervistati viene quindi domandato cosa hanno votato l’ultima volta: si guarda quindi ai risultati delle ultime elezioni e si guarda al rapporto tra quante persone dicono di aver votato qualcuno alle ultime elezioni e quanti effettivamente lo votarono e si prova a replicare la stessa operazione per le elezioni successive.

In Italia ci sono molte società ad occuparsi di sondaggi e se ne fanno molti. Se negli altri Paesi ci sono poche realtà grandi e diventate nel tempo punti di riferimento, in Italia c’è una realtà di frammentazione. C’è un unico operatore di livello internazionale: Ipsos, multinazionale francese con dipendenti in tutto il mondo. Ci sono poi realtà medie importanti, ma limitate al settore nazionale italiani, come l’Istituto Piepoli, Demos, Emg Acqua. Ci sono poi società che sono legate soprattutto ad un solo committente, come Euromedia di Alessandra Ghisleri, che riceve numerose richieste di sondaggi da Silvio Berlusconi e SWG, che invece lavora con il Partito Democratico.

Come vengono predette le intenzioni di voto