Novità in Manovra: cosa sono i Cir, i Conti di risparmio per finanziare le infrastrutture

Di futura immissione, i CIR avranno un doppio obiettivo: riportare il debito nelle mani degli italiani e conferire risorse alle opere pubbliche

I conti individuali di risparmio (CIR) sono uno strumento che si pone l’obiettivo di spingere i piccoli investitori italiani ad investire nei titoli di stato.

Essi potrebbero essere introdotti dal decreto fiscale collegato alla prossima legge di bilancio e prendono spunto dai PIR (Piani Industriali di Risparmio). Introdotti dal governo Gentiloni dalla Legge di Risparmio 2017, i PIR avevano l’obiettivo di veicolare risorse (azioni, obbligazioni corporate, quote di fondi di investimento e conti correnti bancari) verso le imprese, soprattutto quelle di piccole-medie dimensioni. Mentre l’oggetto dei CIR sono, in particolare, i BTP e gli altri bond governativi.

I destinatari di questo strumento sono, quindi, le persone fisiche residenti in Italia che, mediante questa tipologia di conti, potranno godere di esenzioni fiscali totali: dall’esenzione Irpef sui rendimenti, alla deducibilità al 23% delle cifre investite, fino all’irrilevanza ai fini Irpef di eventuali plusvalenze e minusvalenze. Inoltre, nel momento in cui si entra in un CIR, si può godere di un credito d’imposta pari al 3,5%.

I CIR, che comprenderanno tutti i titoli di stato emessi dal Tesoro italiano a partire dal 2019, dovranno essere mantenuti fino alla loro scadenza e non potranno essere dati in garanzia per altre operazioni. Inoltre, coloro che li deterranno, non potranno effettuare delle “vendite allo scoperto”, ovvero operazioni short in titoli di stato. La normativa impone anche un limite al costo dei CIR, il cui costo annuo massimo (legato ai costi di amministrazione, consulenza e gestione), non potrà superare lo 0,15% del valore totale dell’investimento.

Quanto si può investire nei CIR? Inizialmente si pensava ad una cifra compresa tra i 30 mila e i 900 mila euro l’anno. Poi si è fatta avanti l’idea di una limitazione ad personam di 3000 euro l’anno ed, in tutto, di 15 miliardi di euro l’anno.

I CIR, di futura immissione, avrebbero un doppio obiettivo. Da una parte riportare il debito nelle mani degli italiani (attualmente i nostri investitori detengono una quota del 6%, rispetto al 57% di 30 anni fa), così da essere meno vulnerabili sul mercato nel caso di vendite dei nostri titoli da parte di operatori stranieri. Dall’altra parte, ogni emissione di CIR sarà legata a specifiche opere pubbliche, come ad esempio le scuole e le strade. Grazie ai risparmi dei cittadini italiani si potrebbero, quindi, finanziare spese ed investimenti legati direttamente al nostro Paese. Gli investitori avranno, chiaramente, la possibilità di seguire l’andamento dei propri investimenti.

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