Cassa Depositi e Prestiti, come funziona la rinegoziazione dei mutui per gli enti locali

L'iniziativa partirà il prossimo 6 maggio e consentirà ad enti e amministrazioni di liberare risorse per fronteggiare l’emergenza Covid-19

Si tratta della “più grande rinegoziazione di mutui degli ultimi anni”. Parola di Cassa Depositi Prestiti, che sul suo sito annuncia la nuova iniziativa rivolta a rivolta a Comuni, Province, Città metropolitane, Unioni di Comuni, Comunità montane, Regioni, Province Autonome. 

Obiettivi e numeri dell’iniziativa

Il piano partirà dal 6 maggio e avrà un periodo di adesione fino al 27 maggio. L’obiettivo è quello di consentire ad enti e amministrazioni di “liberare risorse” per “fronteggiare l’emergenza sanitaria Covid-19”. La rinegoziazione coinvolgerà in particolare circa 7.200 enti territoriali. I mutui rinegoziabili saranno complessivamente 135.000, mentre la cifra liberata potrà arrivare fino a 1,4 miliardi di euro.

Quali prestiti potranno essere rinegoziati

Secondo la Circolare n. 1300 pubblicata sul sito della CDP (e consultabile qui), che illustra le modalità dell’operazione, possono essere rinegoziati i prestiti che presentano le seguenti caratteristiche: 

  • prestiti ordinari, a tasso fisso o variabile, e flessibili; 
  • oneri di ammortamento interamente a carico dell’ente beneficiario; 
  • in ammortamento al 1° gennaio 2020, con debito residuo a tale data pari o superiore ad euro 10.000,00, e scadenza successiva al 31 dicembre 2020.

Quali prestiti saranno esclusi

Tra i prestiti che non potranno essere rinegoziati, chiariti nel dettaglio dalla Circolare, ci sono ad esempio quelli intestati ad enti colpiti dagli eventi sismici del 2012 (che hanno interessato le regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto), del 2016 e 2017 (che hanno colpito le regioni Lazio, Abruzzo, Marche, Umbria), e del 2017 (Isola di Ischia), per i quali la CDP ha autorizzato il differimento del pagamento delle rate in scadenza nel 2020 di cui al piano di ammortamento originario. Non rinegoziabili sono anche i prestiti intestati ad enti morosi o in condizione di dissesto finanziario per i quali non risulti adottato, al momento della domanda di rinegoziazione, il decreto del Ministro dell’interno di cui all’articolo 261, comma 3, del TUEL, e i prestiti intestati ad enti che non abbiano approvato il bilancio di previsione 2020.

Modalità di adesione e documenti necessari

Per aderire all’iniziativa, la CDP mette a disposizione di ciascun ente locale l’elenco dei prestiti rinegoziabili e rende note le condizioni applicate alla rinegoziazione tramite una sezione dedicata all’operazione sul suo sito internet, grazie a un apposito applicativo informatico di gestione. 

La documentazione da presentare, che deve essere firmata digitalmente, deve essere trasmessa attraverso l’applicativo  tranne che per la delegazione di pagamento. Dovrà comprendere:

  • la proposta contrattuale irrevocabile di rinegoziazione; 
  • la determinazione a contrattare; 
  • il modulo per l’attestazione dei poteri di firma del sottoscrittore del contratto; 
  • il consenso al trattamento dei dati personali ed informativa privacy; 
  • le delegazioni di pagamento in originale. 

La CDP dovrà ricevere la documentazione entro e non oltre il 3 giugno 2020. Entro lo stesso termine andranno consegnati gli originali cartacei delle delegazioni di pagamento relative a ciascun prestito negoziato. Tuttavia, la CDP accorda agli enti la facoltà di trasmettere tali delegazioni di pagamento anche dopo il perfezionamento del contratto di rinegoziazione, purché non oltre il 30 luglio 2020.

Un webinar per tutti i chiarimenti

Insieme a IFEL, ANCI e UPI, la Cassa Depositi e Prestiti organizza in proposito un ciclo di seminari per supportare gli enti beneficiari nelle operazioni. Tutte le informazioni per aderire sono consultabili sul sito internet della CDP, accessibile qui.

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