Caso Parmigiano: parziale marcia indietro dell’Onu

Dal Palazzo di Vetro, dopo la raffica di polemiche arrivate da parte del Ministro dell’Agricoltura Centenario e di alcune associazioni dell’agroalimentare, è arrivata la marcia indietro

Ha fatto parecchio rumore il caso del report dell’Oms, derivazione delle Nazioni Unite, sulla tassazione di prodotti potenzialmente nocivi alla salute che coinvolgerebbero alcune eccellenze italiane come Parmigiano reggiano e prosciutto di Parma. Per le due organizzazioni, nelle diete andranno ridotti grassi saturi, sale, zuccheri e alcol, e nel mirino rischiano di finire anche i prodotti a più alta qualità del Made in Italy.

Dopo il terremoto che ha coinvolto anche la politica, è arrivata una parziale marcia indietro. Fonti diplomatiche assicurano che la riunione dell’Assemblea Generale dell’Onu del 27 settembre si concluderà con una dichiarazione politica, da adottare per consenso, su cui sono in corso negoziati. Non sarebbe prevista quindi una risoluzione e tanto meno un voto sull’ipotesi di aumentare le tasse e applicare immagini dissuasive su alcuni prodotti di eccellenza Made in Italy.

L’Oms non “criminalizza specifici alimenti”, ma fornisce indicazioni e raccomandazioni per una dieta sana, ha precisato Francesco Branca, direttore del dipartimento di nutrizione dell’Oms per la salute e lo sviluppo, evidenziando che le notizie di “bollini neri dell’Oms su tale o tale alimento non sono corrette”.

Peraltro nel report “Time To Deliver” – in cui l’Oms aveva presentato una serie di possibili raccomandazioni ai Paesi per ridurre l’impatto negativo di questi cibi ricchi di grassi saturi, sale, zuccheri e migliorare la regolamentazione – si fa riferimento alla riduzione del sale anche tramite la fissazione di livelli nei prodotti alimentari e tramite campagne di informazione sui media, ma non erano stati esplicitamente menzionati alcuni prodotti del made in Italy, associati al report per deduzione.

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