Brexit, cosa rischiano i cittadini europei che hanno chiesto di rimanere in Inghilterra

Milioni di cittadini europei hanno chiesto di rimanere nel Regno Unito dopo la Brexit

Se il Regno Unito dovesse uscire dall’Ue cosa succederà, dopo la Brexit, ai cittadini europei che si trovano in UK? Quasi 2milioni sono i cittadini Ue che vivono oggi in Inghilterra e che hanno presentato domanda per ottenere un permesso di permanenza nel Paese.

Da mesi ormai l’Unione si prepara per un eventuale uscita del Regno Unito dall’Europa. A tal proposito la Commissione europea ha promosso diverse iniziative volte a tutelare cittadini e Istituzioni Ue. Priorità assoluta, in merito alle proposte avanzate, hanno avuto i diritti di residenza e gli obblighi di visto dei cittadini europei che vivono in Inghilterra, i servizi finanziari, i trasporti aerei, le dogane e la regolamentazione sanitaria.

L’Italia ha partecipato a questi negoziati, prestando particolare attenzione alle questioni di maggiore rilevanza nazionale, come appunto le garanzie per i diritti degli italiani residenti nel Regno Unito (circa 700mila ad oggi). Con specifico riferimento ai cittadini italiani e comunitari, Londra si è impegnata a garantire tali diritti agli europei che già risiedono nel Regno Unito e che ottengono lo status di residenti.

I cittadini facenti parte della Comunità europea, italiani compresi, dovranno perciò presentare domanda per ottenere il permesso di permanenza, condizione necessaria per vedersi riconosciuto lo status di residenti e avere accesso alla sanità pubblica e alla sicurezza sociale in Inghilterra.

Per ottenere il permesso di permanenza (e quindi lo status di residenti) bisogna:

  • avere vissuto nel Regno Unito per almeno cinque anni;
  • presentare domanda entro giugno 2021.

Chi vive in Inghilterra da meno di cinque anni godrà comunque di un “presettled status”, che diventerà “settled status”, cioè residenza definitiva, una volta portato a termine il quinquennio.

Tale regime è stato introdotto solo quest’anno, ovvero diversi anni dopo che il Regno Unito ha votato per lasciare l’Unione europea e, secondo gli ultimi numeri dell’Osservatorio sulle migrazioni di Oxford, ha messo in discussione lo status di residenza di circa 3 milioni di cittadini Ue.

Fin dall’inizio questo sistema è stato criticato per via dei procedimenti burocratici che hanno spesso messo in difficoltà i cittadini interessati a presentare domanda. Un problema riscontrato da molti, per esempio, è stato quello relativo alla presentazione della documentazione richiesta. La confusione che diverse persone stanno facendo in merito alle informazioni da fornire, difatti, ha spinto gli esperti a credere che molte delle domande presentate verranno respinte erroneamente, non tanto per la mancanza dei requisiti quanto per la nascita di incomprensioni nelle comunicazioni tra cittadini ed enti.

Dei 2milioni di domande presentate per ottenere il permesso a settembre ne sono state verificate 373.600. Di queste solo il 57% ha dato seguito all’ottenimento dello status di “regolare”, il che vuol dire che più della metà delle persone coinvolte potranno liberamente rimanere nel paese. Il restante 43%, invece, ha ricevuto lo status di “pre-liquidato” che, in teoria, concede ai cittadini Ue cinque anni di tempo per ottenere i documenti necessari a dimostrare il loro diritto di rimanere nel Regno Unito. Uno status che, per questo motivo, non offre garanzie.

Chi ha ottenuto lo status di pre-liquidato, inoltre, dovrà presentare nuovamente domanda e, qualora non riesca ad ottenere la documentazione richiesta per ottenere lo status di residenza, non potrà più rimanere in Inghilterra.

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