Bonus neo-mamme, come funziona: la proposta in Manovra e i dubbi

Allo studio del Governo la possibilità di esantare i datori di lavoro dal versamento dei contributi per le neomamme

Nell’elenco delle norme a favore della natalità e della maternità che dovrebbero essere inserite nella Legge di Bilancio 2020 ne fa capolino un’altra. E’ stata già ribattezzata “norma salva neo-mamme” e andrebbe ad agire sul versamento dei contributi a favore di chi ha appena partorito.

Nello specifico, la misura a sostegno della maternità prevede l’esenzione del versamento dei contributi da parte delle aziende che mantengono all’interno del proprio organico donne che hanno appena partorito. L’esonero contributivo del 100% varrebbe per tre anni, uno in più rispetto al divieto di licenziamento delle neomamme di 24 mesi già oggi in vigore.

L’esonero, afferma il Ministro del Lavoro Nunzia Cantafio, rientra nell’ottica di “intervenire sul fenomeno delle donne costrette a lasciare il lavoro dopo il primo anno di maternità” e un modo per incentivare la natalità nel nostro Paese. Andrebbe così a inserirsi nel solco di altre misure che il Governo vorrebbe introdurre per favorire neomamme e neopapà. Già nelle scorse settimane, ad esempio, era stato confermato il bonus bebè, mentre il Ministro dell’Economia Gualtieri ha affermato che dal 1 gennaio 2020 tutti potranno godere dell’asilo nido gratuito (o, almeno, con parte della retta annuale coperta da contributi statali).

Proprio nei giorni passati, poi, la Corte di Cassazione ha sentenziato che il papà può godere dei riposi giornalieri anche durante il periodo nel quale la mamma usufruisce dell’indennità di maternità. Insomma, un ulteriore passo in avanti verso il riconoscimento di pari diritti per padre e madre nei primissimi mesi di vita del nascituro.

La misura, però, non ha mancato di attirare le critiche di vari partiti politici e gruppi parlamentari. Primo tra tutti il Partito Democratico, che già in passato aveva fatto sentire la propria voce di dissenso. Il cosiddetto Bonus neomamme, infatti, non è affatto una novità e già nei mesi passati era stata avanzata dalla Lega di Matteo Salvini. E, come ricorda la vicecapogruppo del Pd alla Camera Chiara Gribaudo, già in quell’occasione il bonus era stato fortemente contrastato.

“Perché premiare un’impresa che rispetta le regole? Sarebbe una legittimazione di chi costringe alle dimissioni le madri lavoratrici”, afferma l’Onorevole Gribaudo, facendo presagire altri motivi di contrasto all’interno di una maggioranza già piuttosto riottosa.

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