Batteri nel salmone, l’appello del supermercato diventa un caso: cosa sapere

Un caso di cronaca scoppiato ad Arcade, comune di neanche 5mila abitanti in provincia di Treviso, ha fatto scatenare il panico. Ma non c'è nessun allarme

Aggiornamento: In seguito alla nostra e ad altre segnalazioni, l’azienda in questione, il Gruppo Végé, in linea con la sua politica di tutela dei propri consumatori e della qualità dei propri prodotti, ha deciso di richiamare in via del tutto precauzionale il lotto di produzione in questione. Nel suo comunicato stampa scrive: “Gruppo VéGé sottolinea come la tipologia del prodotto in questione venga costantemente sottoposto ad analisi periodiche, oltremodo con visite ispettive presso lo stabilimento di produzione e controlli cadenzati anche nei punti di vendita. ‘Abbiamo immediatamente effettuato un’indagine interna della filiera e in tutti i nostri punti di vendita per verificare e prendere eventuali provvedimenti per continuare a garantire la sicurezza e la qualità ai nostri clienti’, dichiara Giorgio Santambrogio Amministratore Delegato di Gruppo VéGé. Al momento il caso è circoscritto e, quindi, il richiamo è effettuato in via del tutto precauzionale e non riguarda in nessun modo né altri lotti degli stessi prodotti, né altri prodotti a marchio VéGé”.

La notizia è di quelle che hanno già messo in allarme molti italiani, tanto da balzare immediatamente nei Trend di Google tra le parole più cercate online. Quindi è utile fare chiarezza per spiegare bene cosa sta accadendo. Iniziamo col dire che non c’è nessun allarme batteri nel salmone: quello comunemente venduto nei supermercati italiani è tendenzialmente sicuro.

Il caso di Arcade

Detto questo, un caso di cronaca scoppiato ad Arcade, comune di neanche 5mila abitanti in provincia di Treviso, ha fatto scatenare il panico. Tutto è iniziato con un supermercato del paese, il Maxì, che ha deciso di ritirare un tipo di salmone affumicato norvegese dai suoi scaffali per presunto rischio microbiologico.

Non solo. Il negozio ha chiesto a tutti i clienti che avessero acquistato il salmone a rischio contaminazione da batteri di riportarlo indietro. Per raggiungere il maggior numero di potenziali clienti possibile, si è attivato persino il Comune tramite i suoi canali ufficiali e social.

Marca e lotto del salmone affumicato

Il prodotto in questione è il salmone affumicato da 100 gr. a marchio VéGé-Starlaks, con queste caratteristiche:

  • Lotto prodotto: 619NI2010D2205
  • Sede dello stabilimento: via per Cilavenga, 13 – 28071 Borgolavezzaro (NO)
  • Data di scadenza VéGé: 06/07/2020 – Starlaks: 02/07/2020

Il Gruppo VéGé, primo Gruppo della Distribuzione Moderna nato in Italia nel 1959, con 3.528 punti di vendita su tutto il territorio nazionale, riunisce oggi 36 imprese mandanti, con competenze multicanali che spaziano dalle superette agli ipermercati, dai cash&carry all’AFH, dai punti vendita specializzati all’on-line.

Tre morti in Gran Bretagna

Ma perché la notizia ha fatto scattare la paura? Non è certo la prima volta che sentiamo parlare di rischio batteri nel salmone, ma poche settimane fa, in Gran Bretagna, tre persone ricoverate in ospedale sono addirittura morte dopo aver mangiato a cena panini di pollo preconfezionati, contaminati con batteri di listeria.

Ad annunciarlo erano stati funzionari del ministero della Sanità britannico. Due persone erano in cura alla NHS Foundation Trust dell’Università di Manchester, la terza all’Aintree University Hospital Foundation Trust a Liverpool. In totale sono state sei le persone contagiate dal batterio. È stata immediatamente aperta una inchiesta e il fornitore, The Good Food Chain, ha deciso volontariamente di interrompere la produzione di salmone.

5 Paesi Ue colpiti da un focolaio

A inizio giugno, un focolaio di listeriosi – purtroppo non il primo – ha colpito cinque Paesi europei dove è alto il consumo di salmone: Estonia, Danimarca, Svezia, Finlandia e Francia. Anche lì si è trattato di pesce affumicato a freddo attraverso aromi liquidi.

È bene sapere che tra il 2014 e il 2019 sono stati registrati 22 casi di infezione da Listeria monocytogenes appartenenti allo stesso ceppo, di cui cinque fatali, causati da salmone e trota affumicati prodotti in Estonia (qualche tempo fa vi avevamo parlato delle vongole ritirate in Italia e del caso del tonno).

La situazione in Italia

La Listeria è un batterio che resiste e si moltiplica anche alla temperatura del frigorifero, e per eliminarlo è necessario cuocere gli alimenti a 70°C per almeno 10 secondi. Può provocare febbre, nausea, diarrea, dolori muscolari e nei casi più gravi, quando si diffonde al sistema nervoso, emicranie, confusione, irrigidimento del collo e perdita dell’equilibrio.

Tra il 2018 e il 2019 sono arrivati in Italia quattro lotti di salmone e trota contaminati dal ceppo di Listeria responsabile del focolaio, fortunatamente senza conseguenze sulla salute. Le concentrazioni minime del batterio e le nostre diverse abitudini alimentari rispetto ai Paesi del Nord Europa hanno probabilmente contribuito a evitare infezioni tra i consumatori italiani.

Le persone più a rischio sono anziani, bambini piccoli, donne in gravidanza e persone con il sistema immunitario compromesso, che dovrebbero dunque evitare di consumare il salmone affumicato a freddo, o farlo solo dopo cottura.

Cosa fare

Come spiega l’Istituto Superiore di Sanità, nessun allarme per il nostro Paese, a patto di seguire sempre le normali raccomandazioni per la prevenzione della listeriosi:

  • conservare il salmone affumicato alla temperatura più bassa possibile tra 0 e 4°C
  • consumarlo entro la data di scadenza.

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