Batteri nel ghiaccio per cocktail: i rischi per la salute

Arriva lo stop dal Ministero della Salute per un lotto di ghiaccio per cocktail soggetto a contaminazione batterica

La salute prima di tutto e se il ghiaccio utilizzato per la preparazione di cocktail o bevande fredde in genere, risulta essere particolarmente contaminato, il nostro organismo potrebbe risentirne.

Già qualche anno fa veniva alla luce quanto potesse essere pericoloso consumare bevande con all’interno cubetti di ghiaccio contaminati. Le analisi condotte ad esempio sul ghiaccio prodotto in Italia da bar e ristoranti avevano evidenziato la presenza di un’alta carica batterica. Pur essendo trasparente, il ghiaccio può nascondere diverse insidie non visibili ad occhio nudo.

Ma cosa rende così pericoloso il ghiaccio utilizzato per rendere le bevande fresche? La risposta è nei batteri e nelle muffe, che quando presenti ad alte quantità, possono contaminare lo stesso ghiaccio.

E ora arriva lo stop dal Ministero della Salute per il ghiaccio tritato e che porta il marchio di Polo Nord Ice Cubes. Il Ministero ha infatti emesso un pubblico richiamo nei confronti dello stabilimento del brand in questione e con sede a Pastrengo (VR), con data 15/01/2019. Il lotto di riferimento è l’8120 che porta come data di scadenza l’11/2019 e nel documento, il Ministero raccomanda a coloro che hanno acquistato questo lotto di non consumarlo, ma di restituirlo al negozio dove è stato acquistato.

Si tratta di ghiaccio tritato da utilizzare per la preparazione dei cocktail e racchiuso in sacchetti dal peso di 2 kg. Qual è il motivo? Come indicato dallo stesso Ministero, alla base del richiamo e del conseguente ritiro di questo numero di lotto, c’è proprio la presenza di una “conta batterica fuori limiti”.

I rischi di contaminazione batterica sono presenti nella grande produzione industriale, ma non fanno eccezione i freezer di casa. E anche se nell’Unione Europea non c’è ancora una specifica normativa che regoli la produzione del ghiaccio, è possibile far riferimento alle linee guida predisposte dall’Inga (Istituto nazionale per il ghiaccio alimentare), approvate dal Ministero della Salute e raccolte all’interno del “Manuale di corretta prassi operativa per la produzione, la conservazione e l’utilizzo del ghiaccio per uso alimentare”. Si tratta di un piccolo vademecum, utile per evitare la contaminazione biologica da batteri, uno dei più probabili pericoli per la salute dell’uomo.

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