Riaprono le frontiere extra Ue, ma chi fa scalo può evitare la quarantena

L'Italia mantiene la sua linea e obbliga alla quarantena per due settimane. Il problema è il paradosso degli scali

Gli italiani possono viaggiare senza più limitazioni all’interno dei Paesi dell’Unione europea, e infatti dal 1° luglio le compagnie aeree hanno riattivato parecchie tratte. La stessa Ue ha quindi diramato una lista di 15 Paesi da cui si può entrare liberamente nel continente. SI tratta di nazioni in cui il coronavirus circola pochissimo: Algeria, Australia, Canada, Georgia, Giappone, Montenegro, Marocco, Nuova Zelanda, Ruanda, Serbia, Corea del Sud, Thailandia, Tunisia e Uruguay. Più la Cina, Paese da dove l’epidemia è partita, ma non gli Stati Uniti o il Brasile, dove il virus sembra quasi fuori controllo.

Dove si può andare partendo dall’Italia

Dall’Italia, oltre ai 15 Paesi extra Ue, si può partire anche alla volta di tutti gli altri 26 Paesi membri dell’Unione europea, ossia Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria. E, viceversa, l’Italia è quindi tenuta ad accogliere tutti i viaggiatori provenienti da queste nazioni. Il Regno Unito, che ha previsto un periodo di quarantena, ha aperto alla possibilità di fare entrare gli italiani senza limitazioni, salvo che non abbiano sintomi sospetti: nulla però è ancora certo.

Più difficile andare in Cina, dove si entra solo per lavoro, rispettando comunque la quarantena. Negli Stati Uniti non è permesso l’ingresso per quei cittadini che nei 14 giorni precedenti sono stati in uno dei Paesi Schengen. Chiusa anche la Thailandia, il Brasile (eccezion fatta per i brasiliani che vogliono rientrare) e Cuba.

Cosa deve fare chi arriva (o chi rientra) in Italia

L’Italia era stata la prima, in Europa, a sospendere i voli diretti con la Cina a fine gennaio. Adesso è quello a essere più prudente nella politica della riapertura, anche per quel che riguarda la lista di 15 nazioni extra Ue, per cui il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha deciso di rendere comunque obbligatoria la quarantena di due settimane. Una scelta che ovviamente non piace ai turisti, soprattutto a quelli giapponesi e coreani, tra i più presenti nelle estati italiane.

Ma cosa succede a un italiano che rientra da un Paese non presente nella lista dell’Ue, per esempio Brasile o Stati Uniti? Valgono le stesse regole in vigore per brasiliani, americani, indiani o russi: si deve comunicare alle autorità sanitarie l’arrivo, sottoponendosi a una quarantena di due settimane. Questo, almeno fino al 14 luglio, vale anche per chi torna da nazioni comprese nell’ormai famoso elenco dell’Ue. Il paradosso? Un italiano che torna dal Giappone può arrivare a Madrid e girare liberamente. Arrivando a Roma, invece, deve stare in quarantena. E questo accende i riflettori su una falla.

Il paradosso degli scali

Un passeggero non europeo che non vuole osservare la quarantena in Italia può evitare l’obbligo atterrando magari a Malpensa, ma facendo scalo in un altro Paese Ue. Per esempio, a Fiumicino – riporta il Messaggero – è atterrato un aereo da Lisbona, con a bordo diversi brasiliani partiti da San Paolo. Alcuni hanno dichiarato di non voler rispettare l’isolamento. Così come altri passeggeri provenienti dagli Stati Uniti, dopo una sosta in Germania. Si tratta di persone che, dovendo raggiungere l’Italia come destinazione finale, non vengono bloccati nei Paesi in cui fanno scalo. Solo l’educazione civica del singolo viaggiatore può spingerlo a segnalare il suo arrivo alle autorità sanitarie e a rispettare la quarantena.

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