Psicosi, depressione, allucinazioni: alcuni seri danni da Covid-19

Proseguono le pubblicazioni scientifiche che mostrano come il virus può attaccare non solo i polmoni, ma lasciare anche seri danni neurologici

Se il virus in casa nostra sembra averci dato una parziale tregua anche se è vietato abbassare la guardia, nel resto del mondo la pandemia raggiunge il picco più alto, con numeri record specie negli Stati Uniti dove nelle ultime 24 ore si sono registrati oltre 55mila nuovi contagi.

Non accenna ancora a scendere la curva del coronavirus nemmeno in Brasile, dove da ultimo è rimasto contagiato anche il presidente della Repubblica, Jair Bolsonaro: il gigante sudamericano ha registrato ulteriori 1.223 decessi e 44.571 contagi nelle ultime 24 ore, secondo i dati aggiornati dal Consiglio nazionale dei segretari sanitari (Conass) e dal ministero della Sanità.

INCOGNITA SECONDA ONDATA –  Ad oggi sappiamo cosa è successo, ma non quello che potrebbe succedere in autunno. Una variabile non da poco. Al momento, nessuno scenario resta fuori.

Una seconda ondata di coronavirus nel prossimo autunno è una “possibilità molto reale”. Ragion per cui bisogna prepararsi ad ogni evenienza: in questo modo non solo si potranno ridurre le vittime e i nuovi contagi, ma si eviteranno anche ulteriori chiusure che provocherebbero enormi sofferenze nella popolazione a livello socio-economico. Dice a chiare lettere, in un post su Facebook, il virologo Guido Silvestri, ora a capo del dipartimento di Patologia all’Università Emory di Atlanta.

Un nemico invisibile, ci hanno spiegato in questi mesi, con il quale abbiamo imparato e dovremo imparare a convivere. Fino a che non arriverà l’atteso vaccino. Ma la guerra è tutt’altro che vinta.

Sempre più indagini cliniche mostrano che il patogeno,di tipo respiratorio, colpisce, purtroppo, in modo trasversale tutto l’organismo, con potenziali danni a organi diversi dai polmoni, in particolare cuore e cervello. Nel mirino del virus, il sistema nervoso con un recente studio che ha mostrato la sorprendente frequenza e la gravità delle patologie neuropsichiatriche e neurologiche che il coronavirus può innescare, anche in presenza di sintomi polmonari lievi.

UNA TRISTE EREDITA’ – Ictus e allucinazioni. Ma non solo. L’elenco è lungo: psicosi, depressione, difficoltà di concentrazione e di memoria, micro-ictus e altre patologie di tipo sia neurologico che psichiatrico che interessano in larga parte – ma non solo – i pazienti ricoverati in terapia intensiva.

E se l’amara verità era iniziata a filtrare ufficiosamente, adesso a certificarla arrivano numerosi studi e pubblicazioni, tra la quali  Lancet Psychiatry e esamina quanto accaduto a 125 pazienti ricoverati delle terapie intensive degli ospedali di tutta la Gran Bretagna nel momento massimo di criticià, in aprile. La più comune delle conseguenze come detto è l’ictus, che nella casistica riportata dagli studiosi ha colpito 77 persone (in 57 casi si è trattato di un ictus ischemico, causato da un trombo, in 9 di uno emorragico, in uno di una conseguenza di un’infiammazione del cervello nota come encefalite. Ma tra chi ha avuto la sfortuna di contrarre il virus, non mancano stati confusionali e disturbi dell’umore. 

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