Affitti brevi, come mettersi in regola per evitare le multe

Parte la banca dati delle strutture ricettive destinate alle locazioni brevi, cosa bisogna sapere

Stretta antievasione sulle strutture ricettive destinate ai cosiddetti affitti brevi, ovvero appartamenti e case per la locazione turistica o B&B.

Con il Decreto Crescita (dl 34/2019, convertito con la legge 58/2019) è stata introdotta la creazione di una banca dati pubblica delle strutture ricettive e degli immobili presenti sul territorio nazionale destinati all’attività di locazione breve, inferiore ai 30 giorni, che saranno identificati da un codice alfanumerico.

Con la nuova normativa si vuole rafforzare l’obbligo per i proprietari di case e appartamenti dati in affitto per soggiorni brevi di comunicare alla questura le persone presenti nella loro struttura, ai fini di sicurezza, e soprattutto si vuole evitare l’evasione di tasse e imposte, in particolare della tassa di soggiorno, che tutti i titolari di strutture ricettive devono pagare e far pagare ai loro ospiti nei Comuni in cui è prevista,

Per realizzare queste finalità è stata disposta la creazione della banca dati nazionale, le cui modalità di funzionamento, di gestione, accesso alle informazioni e di sicurezza devono essere regolate con un decreto ministeriale che era atteso per fine luglio, in modo che la banca dati fosse operativa da agosto.

Nel frattempo alcune Regioni, come Lombardia e Sardegna, si sono dotate di una loro banca dati, ma l’obbligo di iscrizione è stato contestato dai proprietari di immobili. Ora, però, con la legge nazionale la registrazione diventerà obbligatoria per tutti.

In base alla nuova normativa, ogni casa, appartamento o struttura ricettiva per la locazione breve dovrà avere un proprio codice identificativo che dovrà essere utilizzato “in ogni comunicazione inerente all’offerta e alla promozione dei servizi all’utenza“. Questo codice dovrà essere impiegato anche dagli agenti immobiliari che propongono la struttura in affitto e dovrà essere indicato anche sui portali internet per affitti brevi, come Airbnb e Booking.com.

Chi non si adegua verrà verrà sanzionato con multe dai 500 ai 5.000 euro, che potranno essere raddoppiate in caso di reiterazione.

L’obiettivo della legge è quello di “mappare” chi offre la propria casa in affitto per ottenerne un reddito. La normativa, infatti, riguarda solo le locazioni tra privati, anche tramite intermediari (come i portali online), e non quelle rientranti nell’esercizio di un’attività di impresa.

Con il Decreto Sicurezza (dl 113/2018) a chi affitta o subaffitta un immobile per brevi periodi è stato esteso l’obbligo di comunicare alla questura le generalità delle persone alloggiate, come già previsto per gli alberghi e le altre strutture ricettive assimilate. I dati vanno comunicati alla questura competente per territorio attraverso il portale della Polizia di Stato “Alloggiati Web”, entro 24 ore dall’arrivo oppure immediatamente per soggiorni di durata inferiore alle 24 ore.

Il Decreto Crescita prevede che i dati sugli ospiti comunicati alla questura siano inviati dal Ministero dell’Interno all’Agenzia delle Entrate. A sua volta, l’Agenzia delle Entrate renderà questi dati disponibili ai Comuni, i quali potranno così verificare il pagamento dell’imposta di soggiorno da parte degli ospiti delle strutture.

Con i dati comunicati, inoltre, l’Agenzia delle Entrate potrà verificare gli adempimenti fiscali dei proprietari degli immobili. Il Fisco potrà in questo modo controllare il mercato degli affitti brevi e svolgere accertamenti sulle locazioni che non sono in regola.

Anche per l’attuazione di questa disciplina di controllo è necessaria l’approvazione di un decreto ministeriale, previsto in questo caso entro la fine di settembre. È bene tuttavia che i proprietari delle strutture ricettive siano preparati al cambiamento.

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