Non solo Venezia, la crisi climatica investe l’Italia: quali gli 11 siti UNESCO a rischio

Le meraviglie d'Italia che rischiano di essere inghiottite dal mare entro la fine del secolo

L’acqua alta di metà novembre ha messo in ginocchio Venezia, sommergendo letteralmente la città lagunare sotto una marea record ma non inattesa. L’evento ha messo ancora più in drammatica evidenza il rischio già anticipato per il futuro della città, ovvero la scomparsa di Venezia sott’acqua.

L’ondata di acqua alta fino a 187 centimetri –  il livello più alto da quello dall’alluvione del 1966 quando raggiunse i 194 centimetri – ha provocato a Venezia danni per centinaia di milioni di euro. Un calcolo iniziale e approssimativo nel quale non sono ancora inclusi i danni al patrimonio storico artistico della città, su tutti quelli alla Basilica di San Marco, finita sott’acqua.

All’indomani delle devastazioni, il Consiglio dei Ministri ha stanziato 20 milioni di euro per gli interventi più urgenti a Venezia. In questa prima fase saranno versati 5 mila euro per i privati e 20 mila euro per gli esercenti. In un secondo momento si valuterà un risarcimento per i danni più gravi.

Il governo si è impegnato anche per l’accelerazione per l’entrata in funzione del Mose, il sistema di dighe mobili che dovrebbe proteggere Venezia e la sua laguna dalle maree. Quest’opera colossale, i cui lavori vanno avanti da decenni e che è costata diversi miliardi di euro, rischia tuttavia di essere inutile quando entrerà in funzione.

Le condizioni della laguna, infatti, sono cambiate e il progressivo e ineluttabile innalzamento del livello del mare, per effetto del riscaldamento globale e dello scioglimento dei ghiacci, rischia di far finire Venezia completamente sott’acqua entro il 2100. Una previsione apocalittica, tutt’altro che irrealistica.

Questa previsione è contenuta in uno studio, uscito già qualche anno fa sulla rivista Nature Communications, realizzato dall’Università tedesca di Kiel e coordinato dalla professoressa Lena Reimann. Per effetto dei cambiamenti climatici, sono decine i patrimoni Unesco nell’area del Mediterraneo che insieme a Venezia potrebbero essere sommersi dai mari entro la fine del secolo.

Si tratta di ben 49 siti che si trovano in 16 Paesi del Mediterraneo. Di questi ben 11 sono in Italia, il Paese con il maggior numero di siti Unesco in pericolo.

Oltre a Venezia, le altre zone d’Italia complessivamente minacciate dall’acqua sono i centri storici di Napoli, Vicenza, Ravenna e Ferrara con il delta del Po, Aquileia, la zona delle Cinque Terre, le città di Genova e Pisa, anche la Costiera Amalfitana, il parco archeologico di Pompei, quello di Paestum, infine Siracusa e la Val di Noto nella Sicilia sud-orientale.

I siti italiani Unesco più a rischio sono, tuttavia, quelli che si affacciano sul Mar Adriatico settentrionale, dove le mareggiate sempre più alte corrispondono a un progressivo innalzamento del mare a livello regionale. Dunque sono più in pericolo Venezia, Ferrara, il delta del Po e la Basilica di Aquileia.

Sono zone segnate in rosso sulla mappa dello studio dell’Università di Kiel, insieme alle coste della Tunisia meridionale e a quelle del Golfo di Corinto in Grecia. Gli altri patrimoni Unesco a rischio nel Mediterraneo sono il Faro di Alessandria in Egitto, la statua di Zeus a Olimpia, in Grecia, e anche l’antica città di Petra in Giordania.

Entro il 2100, avvertono gli studiosi, il rischio di alluvione potrebbe aumentare del 50% e quello di erosione del 13% in tutta l’area del Mediterraneo.

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