Lucifero ennesima espressione del cambiamento climatico: cosa succederà e chi rischia di più

Attenzione all'anticiclone africano che travolge l'Italia e spinge verso l'alto la colonnina del termometro. Caldo, afa e umidità: cosa succede

Attenzione a Lucifero. L’anticiclone africano travolge l’Italia e spinge verso l’alto la colonnina del termometro. Dopo un luglio estremamente piovoso che ha portato piogge, grandini e disastri nel Nord Italia, mentre i roghi falciano via o rischiano di distruggere parti della Sardegna, della Sicilia, della Grecia soprattutto, ora è la volta del caldo.

Il picco delle temperature è atteso tra oggi e domani, quando sono previsti addirittura tra i 47 e i 48 gradi al Sud e sulle due isole maggiori. In Sardegna e Sicilia si supererà la soglia dei 45°C, come a Siracusa, in Calabria e sulle coste ioniche di Puglia e Basilicata si toccheranno punte di 42°C, in Campania 38°C come a Napoli.

L’alta pressione sub-tropicale riguarderà la parte meridionale dello Stivale fino a mercoledì, poi secondo le previsioni degli esperti continuerà ad aumentare ancora e a salire anche verso il Centro-Nord.

Quali città sono da bollino rosso e arancione fino a Ferragosto

Il bollettino di martedì 10 agosto assegna a ben 4 città il bollino rosso. Il livello 3 di allerta, rosso appunto, indica condizioni di emergenza (ondata di calore) con possibili effetti negativi sulla salute di persone sane e attive e non solo sui sottogruppi a rischio come gli anziani, i bambini molto piccoli e le persone affette da malattie croniche. Tanto più prolungata è l’ondata di calore, tanto maggiori sono gli effetti negativi attesi sulla salute, avverte il Ministero della Salute.

Le 4 città da bollino rosso sono: Bari, Campobasso, Rieti e Roma. 9 quelle colorate di arancione: Bologna, Brescia, Catania, Frosinone, Latina, Palermo, Perugia, Trieste e Viterbo. Domani, mercoledì 11, la situazione peggiorerà con ben 8 città da bollino rosso: a Bari, Campobasso, Rieti e Roma si aggiungeranno Frosinone, Latina, Palermo e Perugia.

Domani da bollino arancione saranno invece 13 città. Il livello 2 indica condizioni meteorologiche che possono rappresentare un rischio per la salute, in particolare nei sottogruppi di popolazione più suscettibili. Per l’11 agosto bollino arancione per: Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Catania, Firenze, Messina, Milano, Napoli, Reggio Calabria, Trieste, Verona e Viterbo.

Da giovedì 12 e almeno fino al weekend di Ferragosto caldo e afa si abbatteranno su Toscana, Lazio, Emilia, Lombardia, Veneto, con valori massimi di temperatura fino a 39°C a Firenze, 38 a Roma e Bologna, 37 a Rovigo, Bolzano, Mantova, 36 a Milano. Giovedì alle città con bollino rosso si aggiungono Frosinone, Latina, Palermo e Perugia.

Cambiamento climatico, di chi è la colpa?

Temperatura bollenti, afa insopportabile, umidità elevatissima: fenomeni anomali che diventano ogni anno sempre più la norma, e che mostrano quanto ormai il nostro Paese stia assumendo le sembianze di quelli a clima semi-tropicale. A livello mondiale tutti i più importanti indicatori delle componenti del sistema climatico – dall’atmosfera agli oceani ai ghiacciai – stanno cambiando ad una velocità mai osservata negli ultimi secoli e millenni. E il cambiamento climatico in atto è senza dubbio alcuno colpa dell’uomo.

Lo dice chiaramente il 6° Rapporto dell’Ipcc (AR6), l’International Panel on Climate Change, riassunti da Cnr-Isace. “È ormai accertato che le attività dell’uomo hanno causato il riscaldamento del clima e che questo sta evolvendo in modo molto più rapido rispetto al passato a causa delle sempre crescenti emissioni antropiche di gas serra, principalmente CO2 e metano, che hanno raggiunto livelli di concentrazioni in atmosfera mai riscontrati negli ultimi 800mila anni”, spiega Sandro Fuzzi, ricercatore dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche, tra gli autori del sesto Rapporto Ipcc.

Com’è cambiato il clima: i dati che preoccupano

Qualche dato. La concentrazione dei principali gas serra è oggi la più elevata degli ultimi 800mila anni. Le emissioni  sono ulteriormente cresciute, raggiungendo nel 2019 concentrazioni di 410 parti per milione (ppm) per CO2 e 1866 parti per miliardo (ppb) per il metano.

Nel corso degli ultimi 50 anni la temperatura della Terra è cresciuta ad una velocità che non ha uguali negli ultimi 2mila anni. La temperatura media globale del pianeta nel decennio 2011-2020 è stata di 1.09°C superiore a quella del periodo 1850-1900, con un riscaldamento più accentuato sulle terre emerse rispetto all’oceano.

Nell’ultimo decennio l’estensione dei ghiacci dell’Artico durante l’estate è stata la più bassa degli ultimi 1000 anni e la riduzione dell’estensione dei ghiacciai terrestri non ha precedenti negli ultimi 2mila anni. La parte preponderante del riscaldamento climatico osservato è causata dalle emissioni di gas serra derivate dalle attività umane.

A seguito del riscaldamento climatico, il livello medio dell’innalzamento del livello del mare fra il 1901 e il 2020 è stato di 20 cm, con una crescita media di 1.35 mm/anno dal 1901 al 1990 e una crescita accelerata di 3.7 mm/anno fra il 2006 e il 2018. L’aumento medio del livello del mare è cresciuto ad una velocità mai prima sperimentata, almeno negli ultimi 3mila anni e l’acidificazione delle acque dei mari sta procedendo a una velocità mai vista in precedenza, almeno negli ultimi 26mila anni.

Cambiamento climatico, è già tardi: gli scenari futuri

Nel Rapporto vengono anche delineati gli scenari futuri: secondo le previsioni degli esperti, molte delle variazioni già osservate nel sistema climatico, fra cui aumento della frequenza e dell’intensità degli estremi di temperatura, ondate di calore, forti precipitazioni, siccità, perdita di ghiaccio marino artico, manto nevoso e permafrost, diventeranno più intense al crescere del riscaldamento globale.

La temperatura superficiale globale della Terra continuerà ad aumentare almeno fino alla metà del secolo. I livelli di riscaldamento globale di 1,5°C e 2°C al di sopra dei livelli pre-industriali saranno superati entro la fine del 21° secolo a meno che nei prossimi decenni non si verifichino profonde riduzioni delle emissioni di CO2 e di altri gas serra.

Nell’ipotesi migliore, e cioè in caso di diminuzione delle emissioni globali di gas serra dal 2020 in poi e il raggiungimento di emissioni nette di CO2 pari a zero negli anni 2050, il riscaldamento globale durante il 21° secolo è estremamente probabile che possa rimanere al di sotto dei 2°C.

Si prevede che un ulteriore riscaldamento globale intensificherà il ciclo globale dell’acqua, compresa la sua variabilità e la gravità degli eventi umidi e secchi.

Gli scienziati non usano mezzi termine per dire che un ulteriore riscaldamento del clima amplificherà ulteriormente lo scongelamento del permafrost e la perdita della copertura nevosa stagionale, del ghiaccio terrestre e del ghiaccio marino artico. Definiscono “probabile” che l’Artico sarà praticamente privo di ghiaccio marino in settembre (mese in cui raggiunge il minimo annuale) almeno una volta prima del 2050.

La conclusione, che non piacerà a chi nega le evidenze del cambiamento climatico, è palese: ci sono conseguenze dei cambiamenti climatici in atto che sono irreversibili su scale temporali dell’ordine delle centinaia di anni. In particolare questo è vero per i cambiamenti che riguardano l’oceano, il ghiaccio marino artico e il livello del mare, che continuerà a salire nel corso del 21° secolo.

La riduzione delle emissioni di CO2 porterà effetti positivi sulla qualità dell’aria, osservabili su una scala temporale di alcuni anni. Diversamente, gli effetti sulla temperatura del pianeta saranno visibili solo dopo molti decenni. “Da qui l’estrema urgenza di interventi tempestivi e sostanziali per la riduzione delle emissioni clima-alteranti”.

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