Clima, ecco le città italiane più virtuose per le politiche green

Il nuovo studio di Legambiente diffuso assieme ad Ambiente Italia mostra una situazione poco rassicurante, ma con alcuni virtuosismi in tutta la penisola

Nei prossimi anni i grandi centri urbani saranno sempre più protagonisti della transizione ecologica. Nonostante sembra essere in atto un processo di rivalutazione e riscoperta delle cosiddette aree interne, per milioni di italiani le città rimangono comunque il luogo privilegiato dove vivere: le cause sono da ricercare nella disponibilità di lavoro, nella presenza di infrastrutture per la mobilità e nella vicinanza ai servizi.

Ed è proprio partendo da questi tre aspetti che già oggi sono molte le realtà che investono per migliorare le proprie performance ambientali, con l’obiettivo di contrastare il cambiamento climatico, preparare le città a tutti i possibili cambiamenti futuri e migliorare la qualità di vita dei cittadini.

Il nuovo rapporto pubblicato a novembre da Legambiente e Ambiente Italia è stato realizzato suddividendo il territorio della penisola in 105 aree geografiche all’incirca corrispondenti alle attuali province, con la sola differenza delle città metropolitane che sono state ulteriormente frazionate. Lo studio punta a chiarire quanto, in ognuna di esse, si stia investendo in sostenibilità ambientale (qui l’allarme lanciato per salvare alcuni dei più celebri monumenti mondiali messi in pericolo dal surriscaldamento globale).

Acqua, aria, rifiuti, smog: tutto quello che c’è da sapere

Nell’analisi dell’ecosistema urbano sono stati presi in considerazione alcuni parametri cardine: la qualità dell’aria, la qualità dell’acqua, quali politiche di gestione dei rifiuti vengano adottate e quanto si stia incentivando la mobilità pubblica. L’incrocio dei dati ha portato così alla formulazione di un punteggio che va da un minimo di 1 ad un massimo di 100.

La fotografia scattata dai due enti non risulta particolarmente positiva. Anzi, se si effettua un confronto con il report 2020 (redatto con le stesse modalità) emerge infatti una condizione di stallo generalizzato, ma con un tendenziale peggioramento delle voci relative al trasporto pubblico, ai livelli di smog (nonostante la parziale diminuzione del traffico veicolare registrato durante la pandemia) e alle perdite della rete idrica.

Ma gli indicatori considerati (complessivamente ben 18) permettono di avere un quadro più ampio e dettagliato delle singole realtà urbane. Il report infatti permette di stilare una sorta di classifica generale delle performance ambientali delle città italiane, tenendo conto che ai dati raccolti è stato dato un peso diverso in base alla macroarea di riferimento: la mobilità rappresenta il 25%, aria e rifiuti contano per il 20%, acqua e ambiente urbano per il 15% e infine la gestione e la distribuzione dell’energia per il 5%.

La classifica dei capoluoghi italiani da Nord a Sud

In questa speciale classifica, l’unico capoluogo di provincia che supera la soglia di 80 punti su 100 risulta essere Trento. Tra le province più esemplari troviamo poi Reggio Emilia (citata anche per aver la più alta percentuale di piste ciclabili in rapporto agli abitanti), seguita a stretto giro da Mantova e Cosenza. Nonostante la situazione generale non sia migliorata, è però interessante notare come, concentrandosi sui singoli parametri dello studio, si trovino esempi virtuosi in tutto il Paese.

In tema di mobilità Milano si classifica prima per offerta di trasporto pubblico, mentre Macerata è il centro con la minore dispersione d’acqua. Cuneo è la città con il più alto numero di alberi su suolo pubblico, L’Aquila quella con minor concentrazione di polveri sottili nell’aria, mentre Brindisi e Matera sono ai vertici per quanto riguarda, rispettivamente, l’uso efficiente del suolo e gli spazi appositamente riservati alle aree verdi.

Anche in questo caso il buon utilizzo delle risorse provenienti dal Pnrr rappresenta una sfida chiave, con importanti investimenti per i Comuni. Si parla infatti di 1,5 miliardi di euro stanziati per progetti di sviluppo della raccolta differenziata e realizzazione di impianti di riciclo. Sono poi previsti 600 milioni per interventi su fognature e depuratori e 900 milioni per migliorare l’efficienza delle reti idriche.

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