Bolletta elettrica, rinnovabili e nucleare: così Cingolani riscrive il metodo di calcolo

Aumenti in vista per le bollette della luce, fino al 40%. Tutta colpa delle materie prime. Ecco la strategia del governo

Hanno letteralmente alzato un polverone le parole del ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, che qualche giorno fa ha annunciato importanti rincari sulla bolletta della luce. Non solo nell’ultimo trimestre la bolletta elettrica è aumentata del 20%, ma tra settembre e dicembre aumenterà addirittura del 40%.

Bolletta, a quanto ammonta la stangata

Previsioni direttamente collegate al rialzo del costo delle materie prime, da cui l’Italia dipende. “Non è questione di parole ma di mercato: è sotto gli occhi di tutti che il gas sta aumentando in maniera costante, essendo la materia prima per produrre elettricità noi ne abbiamo un effetto importante sulla bolletta. Circa l’80% degli aumenti vengono dal gas. C’è da mitigare innanzitutto il trimestre che a fine mese chiude e avremo i numeri precisi ma sappiamo che l’aumento è importante” spiega.

Per famiglie e imprese questo significa una vera stangata (qui le cause), che sfiorerà in media i 247 euro di aumento in un anno per ciascuna famiglia o impresa, secondo quanto calcolato dall’Unione Nazionale Consumatori.

Appena nei giorni scorsi era arrivato l’allarme del Codacons sul fronte delle bollette dell’energia, che già avvertiva che ad ottobre avremmo subito maxi-aumenti a causa dei rincari delle materie prime, con una maggiore spesa per l’energia pari a oltre 200 euro in più l’anno a famiglia.

Il piano del governo

Per questo, aggiunge ora Cingolani, bisogna ragionare su come viene costruita e calcolata la bolletta. “Ogni Paese ha la sua ricetta, va un po’ riscritto il metodo di calcolo, lo stiamo facendo in queste ore”.

Mentre il governo pensa a tagliare gli aiuti alle famiglie, senza alcun dubbio va accelerato il processo di installazione delle energie rinnovabili per sganciarsi il più rapidamente possibile dal costo del gas. Sui processi autorizzativi per aumentare le rinnovabili il decreto Semplificazioni ha fatto un lavoro “enorme”, dice il ministro. Il governo stima di scendere da 1.200 giorni, tempo medio di autorizzazione per un impianto, a circa un quinto.

E poi c’è il nucleare, rispetto a cui, sottolinea Cingolani, “non ho cambiato nessuna idea” dopo l’incontro con Giuseppe Conte e i ministri M5s.

“Ho raccontato agli studenti di una scuola che in questo momento ci sono 4 Paesi che stanno studiando sorgenti di energia alternativa che si chiamano reattori di quarta generazione, ho detto che non sono maturi. Probabilmente nel prossimo decennio capiremo se sono convenienti, sicuri e se hanno requisiti interessanti. Sarebbe importante capire se possono essere utilizzati”.

Per il nucleare è necessario guardare a tutte le tecnologie possibili per il futuro, dice. “Il problema del cambiamento climatico c’è, guardiamo quello che fanno gli altri”.

Ad oggi, comunque, l’Italia non potrebbe fare nulla, anche se il referendum che fu votato nel 1987 e che abolì l’energia nucleare nel nostro Paese era tarato su tecnologie ormai superate, mentre ora ce ne sono di nuove che potrebbero realisticamente essere adoperate.

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