Glifosato, EFSA dovrà rendere pubblici gli studi di tossicità

Lo ha stabilito la sentenza della Corte Europea di Giustizia, considerata un grande passo in avanti verso la trasparenza e la responsabilità

La Corte Europea di Giustizia ha stabilito che l’EFSA dovrà rendere pubblici gli studi  che hanno determinato la sua decisione di prolungare l’autorizzazione al commercio del glifosato, presa contro il parere dell’International Agency for Research on Cancer di Lione (IARC), parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare aveva già rifiutato due volte l’accesso ai documenti al tossicologo Anthony C. Tweedale, che ha presentato ricorso, e ad alcuni membri del Parlamento Europeo: Heidi Hautala, Michèle Rivasi, Benedek Jávor e Bart Staes.

La Corte non ha accettato la motivazione fornita, secondo la quale la divulgazione delle informazioni avrebbe potuto arrecare un pregiudizio agli interessi commerciali e finanziari delle imprese autrici degli studi, e non sarebbe giustificata da motivi di interesse pubblico.

La sentenza ribadisce però come l’interesse collettivo sia superiore a quello delle aziende private, soprattutto riguardo ad una sostanza che si disperde nell’ambiente, i cui residui si possono trovare nel cibo, nelle piante e nelle acque. Devono, inoltre, essere rese note anche le conseguenze che potrebbe avere sul pianeta, proprio per una questione di massima trasparenza.

Come sottolineato da Franziska Achterberg, direttrice del settore politiche alimentari di Greenpeace: “la decisione di oggi è un grande passo in avanti verso la trasparenza e la responsabilità delle istituzioni europee.”

Glifosato:di che cosa si tratta?

Si tratta dell’ingrediente principali di uno degli erbicidi più diffusi, il Rondup della multinazionale americana Monsanto, che agisce ad ampio spettro su batteri, funghi e piante. Questa sostanza è stata individuata per la prima volta negli anni ’50 e successivamente commercializzata, portando ad un cambiamento radicale nel il panorama agricolo con una crescita notevole dei raccolti, a tossicità ridotta, in quanto penetra poco nel terreno e viene eliminato dai batteri presenti.

L’EFSA ha definito il glifosato come non cancerogeno, mentre lo IARC l’ha classificato come sostanza con sufficienti evidenze di cancro negli animali e limitate nell’uomo, quindi solo parzialmente dannoso. Il rischio continua ad essere presente, però, per le sostanze che vengono aggiunte al principio attivo e lo rendono più efficace.

L’Istituto Ramazzini di Bologna, invece ha analizzato anche altri aspetti, pubblicando in questi giorni un’indagine pilota che illustra i rischi collaterali del glifosato sul sistema endocrino e sugli ormoni, anche qualora la sostanza venga assunta al di sotto dei parametri considerati sicuri.

Questo elemento sarebbe responsabile, inoltre, dell’alterazione di parametri biologici relativi allo sviluppo sessuale, alla genotossicità e al microbioma intestinale.

Nei topi ha portato, infatti, ad un’alterazione dello sviluppo riproduttivo, con un aumento di testosterone negli esemplari femminili.

Per non incorrere nel rischio di assumere questa sostanza, è meglio prediligere prodotti biologici ed evitare pasta, carne, latte e derivati che possono presentarne delle tracce, dato che gli animali ne vengono a contatto attraverso i mangimi.

In Italia comunque, l’utilizzo del glifosato è stato vietato dal 2016, non senza proteste degli agricoltori.

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