Il programma su ambiente e green economy di M5S e Terzo Polo

Un focus sulle proposte in tema di ambiente e lotta al cambiamento climatico del Movimento 5 Stelle e dell’alleanza Azione-Italia Viva

A pochi giorni dalle elezioni politiche in Italia del 25 settembre, ci troviamo ad assistere a una campagna elettorale molto differente dalle ultime. Non solo per la date inedita del voto, che per la prima volta si terrà in autunno, ma anche per i nuovi temi e argomenti su cui si sta concentrando il dibattito.

Tra tutti spiccano la guerra in Ucraina (con gli ultimi importanti aggiornamenti che vedono la Russia perdere terreno), la crisi energetica, con il conseguente caro-bollette, e, infine, la questione ambientale.

Quest’ultima, con particolare riferimento al cambiamento climatico, sta avendo una centralità trasversale nelle diverse forze politiche che si contenderanno la vittoria alle urne. Tuttavia, nonostante i vari leader politici citino spesso ambiente e green economy nei loro discorsi pubblici, tali temi sono trattati in maniera differente nei programmi presentati.

Alcuni dei massimi esperti del settore hanno quindi rilasciato i propri pareri sull’efficacia delle misure dai partiti. Tra questi troviamo anche l’Italian Climate Network. La Onlus italiana, insieme al blog specializzato Climalteranti, ha promosso il progetto Indice di Impegno Climatico per le Elezioni Politiche 2022, attraverso il quale ha stilato delle vere e proprie pagelle sui programmi elettorali in materia di lotta al cambiamento climatico.

La pagella di Italian Climate Network ai partiti su clima e ambiente

Dalla media complessiva emerge come il programma unitario del centrodestra si piazzi all’ultimo posto con un indice di 4,1 (leggi qui il programma di centrodestra su ambiente e green economy). Nelle prime due posizioni della classifica, invece, si trovano Alleanza Verdi e Sinistra e Partito Democratico, rispettivamente con un voto di 9,3 e 8,6 (leggi qui il programma di centrosinistra su ambiente e green economy).

Il Movimento 5 Stelle occupa il quinto piazzamento sui 10 totali, con un indice sulla media complessiva pari a 6,5, distanziando di qualche punto decimale il cosiddetto Terzo Polo, ovvero l’alleanza tra Azione e Italia Viva, ferma al settimo posto a 5,8.

Queste medie considerano l’impegno del partito e della coalizione considerando 10 criteri: centralità, settorialità, ambizione, fuoriuscita dai fossili, investimenti pubblici, equità e disuguaglianza, distrazioni, il quadro internazionale, negazionismo, inattivismo.

Inoltre, come dichiarato dallo stesso Italian Climate Network, per prendere la sufficienza, a differenza di quanto accade a scuola, non basta superare il 6, poiché viene considerato necessario un indice vicino al 10 per centrare gli obiettivi contenuti nell’Accordo di Parigi.

Di seguito un approfondimento su come Movimento 5 Stelle e Terzo Polo hanno inserito all’interno dei propri programmi l’impegno per la transizione ecologica e le politiche ambientali.

Il programma del Movimento 5 Stelle su ambiente e green economy

Giuseppe Conte lo scorso 24 agosto sosteneva a Radio 101 come il Governo presieduto da Mario Draghi, nonostante avesse “retto il Paese in una situazione complicata”, lascia “un’eredità modesta sull’agenda sociale e sulla transizione ecologica, per la quale avremmo voluto una spinta molto più forte e decisa”.

Lo stesso Conte, già nell’estate del 2021, periodo in cui si apprestava a diventare il nuovo leader dell’M5S aveva annunciato un’importante novità nel simbolo, ovvero la presenza della dicitura 2050, un riferimento “all’anno della neutralità climatica”.

Il tema del green, tuttavia, proprio sui criteri “centralità” e “ambizione” va sotto la media complessiva, poiché vengono attribuiti al Movimento guidato dall’ex presidente del Consiglio, rispettivamente, un indice di 5,4 e 5,3.

Aprendo il programma ufficiale pentastellato, è possibile vedere come “dalla parte dell’ambiente: per la transizione energetica, ecologica e la tutela delle biodiversità” sia il settimo argomento trattato nel documento.

Cos’è la società 2.000 watt proposta dal M5S

Il primo punto fa riferimento alla società 2.000 watt così da “tendere a un modello sostenibile di consumo energetico per ridurre le emissioni annue di gas serra”.

Si tratta di un concetto emerso per la prima volta negli anni ‘90 al Politecnico Federale di Zurigo e prefigura un modello che, come suggerisce il nome, si limiti ad una potenza continua di 2.000 watt, pari a un consumo annuo di 17’500 kilowattora di elettricità.

Al momento a livello globale la media è di 2.500 watt per persona, ma bisogna considerare come nei Paesi in via di sviluppo il livello si fermi ad alcune centinaia, mentre nelle economie più avanzate il consumo pro-capite vada di gran lunga oltre questa quota. Per tale ragione dovrebbe essere promossa una distribuzione più equa tra le nazioni più ricche e quelle più povere.

Sicuramente quello espresso dal Movimento 5 Stelle è un’idea di sviluppo pienamente sostenibile. Ciononostante, poiché si tratta di una visione molto ambiziosa e radicale, non sembrano essere abbastanza approfondite le azioni da attuare per raggiungere un obiettivo del genere.

Nel capitolo sull’ambiente dei grillini, vengono indicati anche due punti che hanno portato diverse fibrillazioni durante l’esperienza del Governo Draghi.

Il primo è il Superbonus edilizio del 110% (il governo ha sbloccato intanto la cessione dei crediti), da estendere anche in materia di energia alle imprese per far fronte all’attuale crisi.

L’altro è lo stop a trivellazioni e inceneritori. Quest’ultimo, con particolare riferimento al termovalorizzatore di Roma, ha portato alla non-fiducia nei confronti di Draghi, innescando la crisi conclusasi con le dimissioni dell’ex presidente della BCE.

Le proposte di Azione e Italia Viva per la transizione ecologica ed energetica

Il Terzo Polo, formato da Azione di Carlo Calenda e Italia Viva di Matteo Renzi, mette insieme energia e ambiente suddividendo la propria strategia in breve, medio e lungo periodo.

Nel breve l’obiettivo è “raggiungere l’indipendenza dal gas russo”, attraverso l’installazione dei due rigassificatori a Ravenna e Piombino, riattivare la produzione di gas sul suolo nazionale, aumentare il livello di energie rinnovabili, dare vita a livello europeo a un price cap sul gas e “intervenire sul prezzo della CO2 a carico delle imprese”, riducendo quindi il prezzo che le aziende sono costrette a pagare sulle emissioni inquinanti.

Nel medio periodo, Calenda e Renzi si dichiarano favorevoli nel rispettare il Fit for 55, ovvero l’accordo europeo per la riduzione delle emissioni di gas serra del 55% rispetto al 1990 “possibilmente” entro il 2030 ricorrendo alle fonti rinnovabili.

Queste ultime, nel lungo periodo, vale a dire per la completa decarbonizzazione prevista entro il 2050 (anche se 6 centrali a carbone sono pronte a ripartire a pieno ritmo per affrontare la crisi energetica), dovrebbero comprendere anche il nucleare.

Inoltre, per il raggiungimento di una piena transizione ecologica, vengono contemplati in maniera approfondita gli interventi da attuare per ridurre l’impatto ambientale dei settori dei trasporti e dell’edilizia, rispettivamente “responsabili del 26,6% e del 19,2% delle emissioni totali, oltre a un piano per le foreste per “aumentare del 30% l’assorbimento di carbonio”.