La produzione di miele è a forte rischio nel futuro

Secondo uno studio dell'Università di Milano, tra 100 anni potremmo non avere miele: ecco come pesticidi e cambiamenti climatici mettono a rischio api e miele

Il miele è stato uno degli alimenti principali per gli esseri umani fin dall’antichità; è sempre stato ingrediente speciale per arricchire portate e bevande: da alcuni era ritenuto così prezioso da chiamarlo “nettare degli dei”.

Oggi non è solo prezioso per la sua bontà, ma anche per la sua “rarità”. Secondo uno studio dell’Università di Milano infatti, da qui a 100 anni potremmo non avere più miele. I ricercatori hanno indagato l’impatto dei cambiamenti climatici sulle api e quindi sulla loro produzione del nettare color oro.

Secondo lo studio, dal titolo “ricerca su possibili influenze dei fenomeni climatici e ambientali quali fattori determinanti l’assottigliamento delle popolazioni apistiche mondiali” l’inverno più breve ha provocato un aumento del lavoro a carico delle api, in particolare degli impollinatori, aumento che porterebbe a gravi danni alla loro salute. Non solo: l’inverno secco e caldo ha un impatto anche sul ciclo vitale delle api, perché tende a bloccare le covate.

Non c’è solo l’inverno a danneggiare le api: l’aumento del caldo e dei periodi di siccità, causano un calo importante nella produzione di miele. I fiori non secernono più nettare e polline e le api non producono più miele nè riescono a impollinare le colture agricole.

Non è il primo ente a parlare di emergenza api: l’allarme arriva infatti anche dagli apicoltori italiani, che evidenziano una riduzione del numero e della produttività degli alveari. Se già da anni si parlava dell’uso massimo dei pesticidi pericolosi per le api e gli impollinatori, ora si aggiunge il riscaldamento globale.

Per capire meglio l’entità del problema, basti pensare che dagli impollinatori dipende più del 70% della produzione agricola destinata alla nostra alimentazione. Il problema è tanto importante che il Ministero delle Politiche Agricole tenta di mantenere in costante monitoraggio la situazione di api e impollinatori tramite il progetto “BeeNet”.

“BeeNet” è la rete Nazionale di monitoraggio degli alveari e fa parte del Programma della Rete Rurale Nazionale. Il monitoraggio però riguarda soltanto le api domestiche, mentre poco o nulla si sa sulla situazione delle api selvatiche, fonte principale di impollinazione per l’agricoltura.

I primi effetti di queste problematiche si stanno già registrando. L’Ipbes è un gruppo di scienziati che studia la perdita della biodiversità a livello mondiale e ha prodotto nel 2016 un rapporto sulla perdita della biodiversità degli impollinatori. Lo studio evidenzia che il 16% degli impollinatori selvatici è a rischio estinzione.

Tra le campagne avviate per la protezione delle api, è presente “Bee Safe” del Wwf, che chiede all’Unione Europea un maggiore impegno per la tutela degli impollinatori e quindi della nostra agricoltura.

La situazione è critica e l’attenzione è massima. Sembra proprio che dobbiamo essere noi, ora, a dare una mano agli dei, a produrre il loro nettare.

La produzione di miele è a forte rischio nel futuro