Plancton, alghe, agricoltura marina: cosa mangeremo fra pochi anni, quando il cibo non basterà più

L'agricoltura marina potrebbe essere la soluzione più sostenibile per l'uomo e per l'ambiente

 

Premessa numero uno: entro il 2050 è previsto un incremento della popolazione del 30 per cento, e la domanda di cibo aumenterà del 70 per cento. Premessa numero due: attualmente il 98% del cibo consumato proviene dalla terra, solo il 2% dal mare (abbiamo sfruttato gli oceani solo in piccolissima parte, cibandoci di grossi pesci, che sono in cima alla catena alimentare marina, correndo quindi il serio rischio di distruggerla). Dunque saranno gli oceani, e in particolare l’agricoltura marina, a rendere sostenibile il rapporto fra l’aumento degli asbitanti del pianeta ed il relativo bisogno di cibo.

L’Accademia della Scienze Europea (The Academy of Europe) ha pubblicato in proposito un bando per la ricerca di esperti e scienziati, chiamati a trovare soluzioni ecologicamente sostenibili e con validità commerciale. La ricerca di altri componenti commestibili nella biomassa marina potrebbe essere una soluzione. Sono state suggerite – si legge nel relatico articolo apparso su La Stampa – varie possibilità: dalla raccolta di krill (cibo delle balene), alla cattura dei pesci mesopelagici, fino alla coltivazione industriale di frutti di mare e di alghe.

PLANCTON – Dimenticate il caviale e iniziate a pensare al plancton, il classico cibo delle balene. Si tratta di piccoli organismi animali e vegetali (zooplancton e fitoplacton) presenti nell’ cqua di mare, facilmente estraibili e pronti da servire in tavola. Perché se un cucchiaio di caviale distrugge migliaia di futuri storioni, una cucchiaiata di plancton (molto buona, dice chi l’ha provata) non crea danni all’equilibrio marino.

ALGHE, FRUTTI DI MARE E COLTIVAZIONI MARINE – Uno dei promotori dell’ agricoltura marina è Bren Smith, fondatore dell’ associazione no-profit statunitense GreenWave, che nel 2015 si è aggiudicata il premio annuale del Buckminster Fuller Insitute. Ben 100.000 dollari per costruire un modello di agricoltura «Ocean 3D», progettato per affrontare il problema della pesca eccessiva e del cambiamento climatico, ripristinare gli ecosistemi marini e di fornire posti di lavoro per i pescatori.
Smith ha immaginato un giardino sottomarino verticale dove le alghe crescono su corde galleggianti, insieme a nasse e gabbie per l’ allevamento di molluschi. La stima della produzione è invitante: 25 tonnellate di alghe e 250 mila crostacei in circa mezzo ettaro di oceano in cinque mesi.

In Asia, come noto, il consumo di alghe è tutt’altro che una novità. Alcuni tipi di alghe crescono 60 centimetri al giorno, una velocità superiore a qualsiasi altra pianta, e dalla semina alla raccolta intercorrono solo due settimane. Dal punto di vista nutrizionale, sono ricche di proteine, di vitamina B12, di Omega 3 e hanno un basso contenuto di grassi.

Insomma, se l’idea di mangiare insetti – come paventato all’ultimo Expo a Milano – vi risulta insopportabile, il mare potrebbe offrirvi un’alternativa forse più accattivante.

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