Ocean CleanUp, i primi dati del progetto per pulire gli oceani

Dopo tre anni di lavoro un team di "The Ocean CleanUp Foundation" e di esperti internazionali ha pubblicato uno studio con i primi, allarmanti dati sull'inquinamento dell’Oceano Pacifico

Sono davvero allarmanti i risultati dello studio “Evidence that the Great Pacific Garbage Patch is rapidly accumulating plastic” condotto da The Ocean CleanUp Foundation in collaborazioni con altre istituzioni internazionali.

La ricerca, i cui dati sono apparsi su Scientific Reports, interessa l’area definita Great Pacific Garbage Patch (Gpgp) che si trova tra le Hawaii e la California ed è nota proprio per essere la più imponente zona oceanica in cui si concentra il maggior numero di rifiuti di plastica. Un triste primato che non deve sottovalutare la situazione di altre aree: vi sono agglomerati di rifiuti plastici di dimensioni preoccupanti anche nell’Oceano Pacifico meridionale, a Nord e a Sud dell’Atlantico, nell’Oceano Indiano e nel Mar Mediterraneo (in particolare nella zona tra la Corsica, l’Isola d’Elba e Capraia).

Gli studiosi hanno calcolato che nel Gpgp si trovano ben 1.800 miliardi di pezzi di plastica del peso complessivo di 80.000 tonnellate. Secondo l’analisi peraltro la situazione è in continua evoluzione e sfortunatamente tende a peggiorare molto rapidamente. Le condizioni di questo tratto di oceano sono ancora più preoccupanti di quanto ci si aspettasse: contiene infatti fino a 16 volte più plastica di quanto stimato nei precedenti studi e il livello di inquinamento cresce in modo esponenziale. Il 20% dei rifiuti marini del Gpgp accumulati negli ultimi anni, secondo gli scienziati è da attribuirsi allo tsunami che ha colpito nel 2011 il Giappone e che ha favorito la concentrazione di materiale plastico proprio in quell’area geografica.

Non resta che intervenire tempestivamente per ridurre l’inquinamento marino e diffondere un maggior spirito ecologico per quel che riguarda l’uso e lo smaltimento della plastica. Sensibilizzare i consumatori a utilizzare sempre meno oggetti di plastica e a smaltirli in modo efficiente è infatti un primo importante passo per arginare all’origine il problema.

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