Microplastiche: contaminato anche il sale da cucina

Anche il sale è contaminato dalla plastica: come fa questo materiale a finire in un alimento di uso comune?

È diventata la protagonista di pagine di giornali ed è oggetto di diverse discussioni: stiamo parlando della plastica, un materiale, particolarmente dannoso per l’ambiente e per gli organismi viventi.

Secondo i dati registrati attualmente, fra qualche decennio, la plastica potrebbe avere invaso quasi del tutto mari e oceani. L’inquinamento prodotto dalle microparticelle di questo materiale, minacciano la sopravvivenza di alcune specie animali – soprattutto acquatiche – a causa della presenza massiccia all’interno degli oceani.

Tuttavia, le microplastiche stanno iniziando a contaminare anche prodotti di largo consumo e che finiscono sulle nostre tavole. Solo poco tempo fa ad esempio, il Codacons aveva presentato un esposto alla Procura di Catania, perché, in seguito all’analisi di alcune bottiglie di plastica – contenenti acqua, cola, tè – era emersa una contaminazione da microplastiche.

La plastica infatti, entrando in contatto con l’acqua (o sostanze liquide in genere), si discioglie in particelle, le microplastiche, che possono poi essere ingerite dagli animali e dagli uomini. E ora sotto i riflettori, c’è anche un altro prodotto, utilizzato quotidianamente in cucina per insaporire i piatti preparati, ovvero il sale.

Economico e semplice da reperire, questo alimento risulta essere contaminato da microplastiche. A rivelarlo, è uno studio scientifico pubblicato sulla rivista “Environmental Scienze & Technology” e nato dalla collaborazione tra l’Università di Incheon in Corea del Sud e Greenpeace. I maggiori livelli di inquinamento da microplastiche nel sale, sono stati registrati nei Paesi del Sudest asiatico, ma sono stati riscontrati anche nel Nord Europa e in Italia. Nello specifico, sono stati analizzati 3 campioni provenienti dal Bel Paese – di cui uno di miniera e due di tipo marino – e il numero di particelle rilevate è compreso tra 4 e 30 unità per kg. Secondo le stime, considerando che l’assunzione media al giorno è di 10 grammi, una persona potrebbe ingerire 2.000 pezzi di microplastiche all’anno, attraverso il solo consumo di sale da cucina.

Ma come finiscono nel nostro organismo circa 2.000 microplastiche, tramite l’assunzione del sale da cucina? Uno studio condotto su 39 marche di sale e provenienti da 21 diversi paesi, ha rivelato che sulle 39 marche, solo 3 non contenevano microplastiche. Il sale, proveniente per lo più da mari e laghi, è ciò che resta in seguito al processo di evaporazione dell’acqua. Una volta raccolto, viene impacchettato e venduto nelle grandi catene adibite alla distribuzione, per arrivare infine sulle nostre tavole.

Microplastiche: contaminato anche il sale da cucina