La rivoluzione industriale verde di Boris Johnson

Idrogeno e mobilità elettrica, potenziamento della produzione di energia da centrali nucleari e riforestazione di ampie zone del Paese

Idrogeno e mobilità elettrica, potenziamento della produzione di energia da centrali nucleari e riforestazione di ampie zone del Paese, con la City di Londra destinata a diventare la capitale mondiale della finanza “green”. È una rivoluzione verde quella annunciata dal premier britannico Boris Johnson questa settimana.

“Useremo la scienza per sconfiggere il virus e dobbiamo usare gli stessi straordinari poteri di ingegno per riparare i danni economici del Covid-19 e per ricostruire tutto in maniera migliore. Ora è il momento di pianificare una ripresa verde con lavori altamente qualificati che diano alle persone la soddisfazione di sapere che stanno contribuendo a rendere il paese più pulito, più verde e più bello”, ha scritto il premier sul Financial Times.

Il piano di Downing Street si articola in 10 punti con un investimento pubblico da 12 miliardi di sterline – che secondo Johnson è in grado di incentivare investimenti privati fino a tre volte maggiori – e che conta di portare al paese 250mila nuovi posti di lavoro “green”. Johnson l’ha definita una “rivoluzione industriale verde”, e proprio al comparto industriale del Paese si rivolge il programma che conta di sviluppare le nuove tecnologie in Gran Bretagna.

500 milioni di sterline saranno destinate all’idrogeno, da integrare nel sistema energetico tanto in ambito domestico quanto in quello dei trasporti. Quasi 3 miliardi andranno per la mobilità elettrica – auto, infrastrutture di ricarica e gigafactory per la produzione di batterie – che sarà chiamata a sostituire quella dei motori endotermici la cui vendita sarà vietata nel Paese a partire dal 2030 (lo stop alle ibride plug-in è previsto invece per il 2035). E sempre in tema di trasporti la via della decarbonizzazione passa anche trasporto aereo e navale, da portare a zero emissioni il prima possibile così come il trasporto pubblico.

Johnson ha poi annunciato che vuole fare del Regno Unito l’Arabia Saudita del Vento con i progetti offshore: l’obiettivo è quello di quadruplicare la produzione di energia fino a 40 GW entro la fine del decennio. Produzione di energia elettrica che ritroverà un altro protagonista che sembrava dimenticato da tempo, l’energia nucleare. Nel campo dei reattori di vecchia e nuova generazione il piano del Governo conta di creare fino a 10mila nuovi posti di lavoro. E poi efficienza energetica, investimenti nella tecnologia per catturare e immagazzinare il carbonio lontano dall’atmosfera e un piano per piantare 30mila alberi nel Paese.

Un piano ambizioso che sarà seguito anche da una task force nominata dallo stesso Johnson che avrà il compito di preparare i lavori della prossima Cop26 – che il Regno Unito organizzerà insieme all’Italia – e di stabilire una strategia per trasformare il Paese in un’isola a emissioni nette zero entro il 2050.

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