L’Italia progetta la prima città totalmente green. Ma è in Cina

Arriva in Cina il progetto per la prima "forest-city" totalmente green ed è tutta made in Italy. Il padre? L'architetto Stefano Boeri

Se si chiede a Stefano Boeri come immagina il futuro della Cina urbana, la risposta non potrà che essere “lo vedo verde”.

Presto, infatti, il pluripremiato Bosco Verticale della Città di Milano non sarà più l’unico esemplare di edificio ecologico, sostenibile, a emissioni zero, come l’opera che ha contribuito a riqualificare il quartiere milanese di Isola. Pochi giorni fa il famoso architetto italiano ha reso pubblici i piani per un progetto simile nella città della Cina Orientale, Nanjing.

Il cugino cinese del gigante verde italiano sarà composto da due torri rivestite da 23 specie di alberi e più di 2.500 arbusti a cascata. La torre più alta ospiterà 28 piani di uffici, un museo, una scuola di architettura verde e un club privato all’ultimo piano. Nella seconda torre avrà sede un hotel di lusso con 247 camere e una piscina sul tetto, inoltre ospiterà un mercato, negozi, ristoranti, sale conferenze e spazi espositivi al piano terra.

Due torri bosco verticale ideate da Stefano Boeri

Quella di Nanjing è però una piccola parte di un progetto molto più audace che Boeri ha in serbo per la Cina: l’architetto ha infatti l’obiettivo di creare una “forest-city”, una città totalmente green a Liuzhou, nella Cina meridionale, con edifici ricoperti di boschi e foreste proprio in un Paese tormentato dallo smog e dal degrado ambientale.

In una recente intervista, Boeri ha dichiarato: “Ci è stato chiesto di progettare un’intera città in cui non hai solo un edificio alto, ma hai 100 o 200 edifici di diverse dimensioni, tutti con alberi e piante sulle facciate. Stiamo lavorando molto seriamente alla progettazione di tutti i diversi edifici. Penso che si inizierà a costruire alla fine di quest’anno ed entro il 2020 avremo la prima città della foresta in Cina”.

Per Boeri la foresta verticale non è solo un concetto estetico, ma un vero e proprio strumento che l’architettura può fornire al mondo nella lotta contro smog e inquinamento: è un intervento mirato per riportare in vita piccoli angoli di mondo particolarmente inquinati. Basandosi sui dati forniti dall’esperienza milanese, gli edifici aspirerebbero 25 tonnellate di anidride carbonica e produrrebbero circa 60 kg di ossigeno al giorno.

“È positivo perché la presenza di un numero così grande di piante, alberi e arbusti contribuisce alla pulizia dell’aria, ad assorbire CO2 e a produrre ossigeno. E ciò che è così importante è che questa grande presenza di piante è un contributo straordinario in termini di assorbimento della polvere prodotta dal traffico urbano”, ha affermato Boeri.

L’obiettivo a lungo termine dell’architetto milanese è quello di creare una serie di mini-città sostenibili in grado di rappresentare una sostanziale svolta green per il futuro della Cina urbana e non una goccia nell’oceano.

Il primo progetto prevederà 70 edifici e sorgerà a Luizhou, città cinese di circa 1,5 milioni di abitanti nella provincia meridionale del Guangxi: il risultato sarà la creazione di una comunità autonoma e green in grado di accogliere 30.000 persone. Gli edifici ospiteranno abitazioni, scuole, ospedali, negozi e servizi di prima necessità e l’intera città sarà alimentata ad energia solare, tramite pannelli montati sui tetti degli edifici, e ad energia geotermica.

In Cina la prima città totalmente green ideata da Stefano Boeri

Per ora solo sulla carta, è stato pensato anche un secondo progetto nella zona di Shijiazhuang, un centro industriale nel nord della Cina che è costantemente tra le 10 città più inquinate del paese. Rispetto al modello delle foreste verticali, i progetti delle città green rappresentano un contributo più serio al cambiamento delle condizioni ambientali.

Boeri, che ha aperto a Shanghai cinque anni fa un ufficio e che collabora con l’Università della città, ha affermato che la Cina ha finalmente capito di dover scegliere un nuovo modello di pianificazione urbana, più sostenibile e green: “Devono immaginare un nuovo modello di città che non riguardi l’estensione e l’espansione, ma un sistema di piccole città verdi”. L’architetto milanese ha descritto poi le sue strutture innovative, come semplici in realtà: “Ciò che è spettacolare è la natura, l’idea di avere un edificio che cambia colore ad ogni stagione, così come le piante e gli alberi crescono e cambiano completamente”.

In Cina la prima città totalmente green ideata da Stefano Boeri

La Cina d’altronde combatte sempre più la crescita incontrollata dell’inquinamento nelle proprie città. Nella corsa alla scalata ai vertici dell’economia, sono nate città di milioni di abitanti, con aria altamente inquinata. La situazione è talmente crollata che la capitale Pechino, nel dicembre 2016, ha dovuto dichiarare allarme rosso e paralizzare la città per cinque giorni. Vennero chiuse scuole, migliaia di veicoli vennero interdetti alla circolazione e ai residenti fu chiesto di rimanere in casa.

Dong Liansai, attivista per il clima e l’energia per Greenpeace a Pechino, ha affermato: “Il carbone è la fonte numero uno di inquinamento”. Secondo le analisi infatti lo smog conteneva minuscole particole disperse nell’aria, note come PM 2.5, provenienti dalla combustione del carbone e collegate a numerosi effetti dannosi sulla salute, tra cui il cancro del polmone, l’asma e le malattie cardiache.

Per ovviare alla dipendenza dal carbone, il governo ha creato una serie di parchi eolici su larga scala, ma la strada è lunga e gli interventi vanno fatti in misura consistente e in diverse direzioni. Da qui la decisione a investire anche nell’architettura sostenibile. La notizia curiosa è che un condominio di 14 piani, ricoperto di piante, e simile al Bosco Verticale milanese, proposto per la città di Hemel Hempstead nell’Hertfordshire inglese, è stato bocciato dai vicini definendolo una “mostruosità sovradimensionata”. Ben 68 su 69 residenti nelle vicinanze hanno infatti contestato il progetto: “Non è in linea con l’area intorno, il design è poco attraente e coprirlo di verde non ingannerà nessuno”.

Rimane da capire – ora – se il cemento ingannerà l’ambiente.

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