Rinnovabili: ecco l’impresa che dalla CO2 produrrà plastica biodegradabile

Produrre bioplastica dall'anidride carbonica si può: il progetto di un'impresa italiana

Produrre bioplastica facendo uso di CO2: potrebbe sembrare un’utopia, ma ben presto diventerà realtà.

L’inquinamento ambientale sta registrando dati allarmanti al punto da essere oggetto di numerose discussioni. Di fronte a possibili scenari alquanto “catastrofici”, sempre più imprese – alcune delle quali molto note – stanno fornendo il loro contributo per rendere il pianeta più sostenibile. La plastica, uno dei materiali più prodotti al mondo, è però anche uno dei più inquinanti. In virtù di questo si è registrato un crescente interesse di imprese e start-up nel proporre alternative all’utilizzo di questo materiale.

Ed è in questo contesto che arriva il progetto sostenibile e allo stesso tempo ambizioso, portato avanti da Lux-on, una società nata dall’unione tra il gruppo Hera (società di multiservizi nel settore energetico) e Bion-on, già nota per la produzione di plastica biodegradabile. Nello specifico, Lux-on è partecipata al 10% da Hera e al 90% da Bio-On: un’alleanza che si pone come obiettivo quello della sostenibilità e dell’innovazione da applicare sul territorio.

Lux-on, che ha sede nei pressi di Bologna, ha intrapreso una nuova sfida che si prospetta vincente: ad oggi lo stabilimento produce il biopolimero Phas (poli-idrossi-alcaonati) facendo uso di scarti di origine vegetale come frutta, patate, canna da zucchero, barbabietola. La materia prima che verrà utilizzata da Lux-on proviene direttamente dall’atmosfera ed è la CO2 (anidride carbonica) e alimenterà il processo che verrà eseguito da un impianto specifico.

Come funzionerà l’impianto

Grazie alla presenza di ventole alte diversi metri, l’impianto assorbirà in un primo momento e poi filtrerà l’anidride carbonica, non immettendola però nell’atmosfera. Si tratta di una tecnologia già presente in altre città, come affermato dal CEO di Bio-on Marco Astorri, e che verrà utilizzata anche per la produzione del biopolimero. L’impianto, per il quale è previsto l’utilizzo di una superficie di circa 1.500 metri quadrati, funzionerà 24 ore su 24 e l’energia utilizzata verrà prodotta tramite pannelli fotovoltaici.

L’impresa conta di realizzare l’impianto entro il 2019 ed entrerà dunque in funzione appena ultimato. La tecnologia brevettata da Bio-on non sarà di proprietà esclusiva dell’azienda, ma potrà essere concessa in licenza anche alle imprese interessate. Un “modello aperto” quindi, come definito dallo stesso Astorri e che consentirà un potenziale utilizzo industriale da parte di tutto il mondo.

Rinnovabili: ecco l’impresa che dalla CO2 produrrà plastica&nbs...