Gli oceani sono vivi e lottano insieme a noi

L'8 giugno è la Giornata Mondiale degli Oceani: Giorgia Monti, responsabile campagne mari di Greenpeace, ci spiega perché tutti noi dobbiamo amarli.

Gli oceani sono meravigliosi, appaiono come una tavola blu sotto la quale va tutto bene. Eppure c’è in atto una crisi e non possiamo nasconderci dietro il fatto che tutti i ricercatori ci dicono che stiamo arrivando ad un punto di non ritorno. Non ci siamo ancora, possiamo fare qualcosa, però la situazione è critica.

Questo lo dicono sia i ricercatori e gli scienziati, che il rapporto sulla biodiversità dell’Onu: un milione di specie sono a rischio estinzione e di queste un terzo sono mammiferi marini e tantissime delle specie che vivono nei nostri mari. Tutti sono concordi sul fatto che la minaccia principale per i nostri mari sono  i cambiamenti climatici: purtroppo l’aumento delle temperature della terra sta creando un conseguente aumento delle temperature marine, sia superficiali che profonde. La pesce eccessiva è un altro forte fattore che sta determinando una grossa crisi della biodiversità e infine l’inquinamento, con la sempre più evidente problematica della plastica.

Se ci avviciniamo e guardiamo ai nostri mari la situazione non cambia: il Mar Mediterraneo è un bacino chiuso ed è quindi particolarmente sensibile. Rappresenta meno dell’1% della superficie degli oceani del pianeta, eppure è importantissimo non solo per la sua storia, ma anche dal punto di vista delle biodiversità. Quello che sta avvenendo è il cambio di un delicato equilibrio: tutto è collegato e dobbiamo iniziare a capire che se – come uomini – iniziamo ad interferire, potremmo arrivare ad un punto in cui non riusciremo più a recuperare. Sono stata di recente ad immergermi in diverse aree marine protette per monitorare un po’ i fondali e sono rimasta abbastanza impressionata dal fatto che una specie protetta come la Pinna Nobilis, più nota come “nacchera di mare”, è praticamente scomparsa. Stesso discorso per quanto riguarda le gorgonie rosse, che sono tutte ammalate per colpa dell’aumento della temperatura.

La stessa plastica, che talvolta noi stessi vediamo in mare, aumenta anche in maniera latente e silenziosa sottoforma di micro-plastica. Due anni fa eravamo stati in giro per l’Italia con tour e avevamo registrato dei livelli davvero allarmanti, con il rischio che si contamini tutta la catena ittica.

Gli scienziati ci dicono che siamo arrivati ad un punto quasi mai raggiunto prima ed è quindi necessario intervenire subito con azioni concrete. I Governi non hanno più scuse, non si può più rimandare. Anche perché abbiamo tutti gli strumenti per farlo. Ad inizio aprile abbiamo pubblicato un rapporto che si chiama 30X30, che spiega come proteggere il 30% dei nostri oceani entro il 2030. Questo è possibile farlo, creando dei cosiddetti santuari marini, ovvero delle aree libere da ogni tipo di attività di sfruttamento umano. Anche se noi – e lo spero – da qui a 10 anni avremo limitato le temperature di un grado e mezzo, il riscaldamento che stanno subendo i nostri mari è comunque un processo in essere e non riusciremo a fermarlo. E quindi un conto è un ecosistema sano e forte che riesce ad adattarsi e a reagire, un altro conto è un ecosistema già stressato e bombardato, che quindi non riesce a resistere. L’unico santuario marino lo abbiamo proprio in Italia ed è il risultato di un accordo tra più stati: si chiama Pelagos e dovrebbe tutelare i cetacei, ma non prevede regole così stringenti per tutelare il nostro mare.

In questo momento abbiamo un’opportunità storica incredibile: dopo anni di consultazioni, verifiche e comitati tecnici, all’inizio di quest’anno sono iniziati con le Nazioni Unite i negoziati per un accordo globale per la tutela degli oceani. Entro il 2020 dovranno decidere di siglare questo accordo che sarà vincolante per tutti i Paesi delle Nazioni Unite e che noi chiediamo sia una presa di posizione forte. Gli oceani non sono solo belli, dagli oceani dipende veramente la vita del nostro pianeta. Sia per l’immensa ricchezza delle biodiversità, sia perché sono in grado di catturare una parte dell’anidride carbonica che c’è sul nostro pianeta: un quarto della co2 è stata “catturata” proprio dagli oceani. Per non parlare poi di attività di pesca sostenibile, perché gli oceani sfamano moltissime popolazioni che vivono sulla costa.

Quello che Greenpeace farà nella giornata degli oceani sarà proprio dare visibilità a questo movimento globale di persone: oltre un milione di persone hanno già firmato la petizione per chiedere ai governi di tutto il mondo di agire subito. Le zone di alto mare che vanno oltre le zone di giurisdizione nazionale, purtroppo in questo momento sono alla mercé delle grandi aziende che le vogliono sfruttare per estrazioni petrolifere, estrazioni minerarie e per la pesca. 

Gli oceani sono vivi e lottano insieme a noi