Giornata Mondiale della Terra, in questi tre anni ci giocheremo tutto

L'Earth Day a pochi giorni dall'ultimo report IPCC: per fermare la crisi climatica abbiamo bisogno di agire ora

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Alice Pomiato

Content creator

Alice Pomiato è una Content Creator che racconta com'è possibile avere uno stile di vita più sostenibile, etico e consapevole.

Il 22 aprile si celebra in tutto il mondo la più grande manifestazione ambientale dedicata al Pianeta. Come ogni ricorrenza, anche la Giornata Mondiale della Terra (Earth Day) ha una funzione simbolica fondamentale: ricordare e sottolineare la necessità di confermare un impegno.

L’emergenza climatica sta diventando via via sempre più grave ed è per questo che, ogni anno, la Giornata Mondiale della Terra acquista un significato sempre più importante ed è proprio il caso di ribadirlo, vitale.

A distanza di 52 anni dal primo appuntamento, è importante capire a che punto siamo arrivati e domandarci cosa dobbiamo chiedere e pretendere da istituzioni e aziende, oltre a capire come possiamo contribuire a ridurre l’impatto che hanno i nostri stili di vita sul Pianeta.

Cosa dobbiamo sapere sulla Giornata Mondiale della Terra

L’Intergovernmental Panel on Climate Change, ovvero l’organismo delle Nazioni Unite per la valutazione della scienza relativa al cambiamento climatico, ha recentemente pubblicato il sesto rapporto di valutazione sui cambiamenti climatici. CLIMATE CHANGE 2022: Impatti, adattamento e vulnerabilità” è dedicato alla “mitigazione” e fornisce una valutazione globale aggiornata dei progressi e delle possibili soluzioni per contenere il riscaldamento globale entro la soglia degli 1,5 gradi. A curare lo studio è stato un team di 278 scienziati provenienti da 65 paesi, per un testo finale che ha recepito oltre 60mila revisioni da esperti e istituzioni.

Il Report IPCC è stato definito come “l’ultima chiamata per il Pianeta”.

Nel rapporto viene sottolineata l’urgenza di un’azione immediata e più ambiziosa per affrontare i rischi climatici. Senza una riduzione immediata e profonda delle emissioni in tutti i settori, dalle città, all’industria, all’agricoltura, limitare il riscaldamento globale a 1,5°C non sarà possibile. L’evidenza è chiara: il momento dell’azione è adesso. L’IPCC non lascia margini di manovra a chi vorrebbe ancora prendere tempo: le mezze misure non sono più una possibilità, ci giocheremo il tutto per tutto nei prossimi tre anni.

Per essere certi di raggiungere l’ambizioso obiettivo “Net Zero Emissions by 2050“, lo step di abbattere le emissioni del 43% entro il 2030 dovrà essere priorità di tutti. Cercare di realizzare un modello di sviluppo resiliente al clima è già in questo momento, è di per sé una sfida complessa, ma senza una riduzione immediata e profonda delle emissioni in tutti i settori, questo obiettivo non verrà mai raggiunto e perseguirlo in un pianeta sempre più caldo, sarà sempre più difficile.

Anche Hoesung Lee, Economista e Presidente dell’IPCC si è espresso così: “Questo rapporto è un terribile avvertimento sulle conseguenze dell’inazione. Mostra che il cambiamento climatico è una minaccia grave e crescente per il nostro benessere e per un pianeta sano. Le nostre azioni di oggi determinano il modo in cui le persone si adattano e la natura risponde ai crescenti rischi connessi ai cambiamenti climatici”.

Ma poi ci rassicura ricordandoci che non tutto è perduto, che l’azione per il clima intrapresa in molti paesi, deve incoraggiarci perché abbiamo gli strumenti e il know-how necessari per limitare il riscaldamento globale. Le decisioni che prenderemo ora potranno garantirci un futuro vivibile, ma avremo sempre più bisogno dell’azione di ognuno in ogni singolo campo.

Insomma, quello lanciato dall’IPCC a ridosso della Giornata Mondiale della Terra, è si un allarme, ma allo stesso tempo uno stimolo, un appello ai governi e ad ogni singolo cittadino, a fare di più per salvaguardare il Pianeta che ci ospita.

Istituzioni, aziende e cittadini uniti da una visione di futuro comune

Le aziende si sono rese conto che non è più questione di scegliere tra il diventare “green” e aumentare i profitti: la sostenibilità è l’unica strada verso un futuro vivibile e prospero per noi e per le generazioni future.

Anche Priyadarshi Shukla, co-presidente del gruppo di lavoro III dell’IPCC ha tracciato una roadmap delle azioni necessarie per limitare il riscaldamento globale: “Avere le giuste politiche, infrastrutture e tecnologie in atto per consentire cambiamenti ai nostri stili di vita e comportamenti può portare una riduzione tra il 40 e il 70% delle emissioni di gas serra entro il 2050 e migliorare la nostra salute e il nostro benessere . La limitazione del riscaldamento globale richiederà importanti transizioni nel settore energetico, con riduzione dei combustibili fossili e più fonti alternative, elettrificazione diffusa, più efficienza energetica”.

Ridurre le emissioni delle industrie (un quarto del totale) richiederà senza ombra di dubbio il passaggio da un modello di economia estrattivo-lineare ad un modello circolare: ottimizzazione ed efficientamento nell’uso di ogni materia prima vergine, riuso e il riciclo per rimettere tutto in circolo senza creare ulteriori rifiuti da gestire. In tutto questo, dobbiamo rendere anche i processi di riciclo, il più sostenibili possibili. Dovremo rivoluzionare i processi produttivi, produrre meno e meglio, rifornirci da fonti rinnovabili come l’idrogeno, catturare e stoccare CO2, elettrificare i trasporti, migliorare l’efficienza energetica, l’uso di combustibili alternativi e molto altro.

Oltre a questo, a livello personale, ogni singolo cittadino può ridurre i acquisti e consumi, favorire gli spostamenti in bici e a piedi, avere una dieta a base vegetale, supportare  un’agricoltura responsabile e tutti gli attori che si impegnano per una filiera equa e sostenibile.

È ora di cambiare vita. Non è uno slogan, stiamo portando la nostra Terra al limite, e l’unico modo per salvare noi e molte altre specie dall’estinzione, è quello di cambiare prospettiva. È la nostra casa, il nostro futuro e tutti insieme possiamo fare molto per migliorare le sue condizioni.

La prima Giornata della Terra fu celebrata negli Stati Uniti il ​​22 aprile 1970 e ci vollero 20 anni perché diventasse un evento globale. Ora abbiamo tutte le informazioni utili per mettere in atto il cambiamento.