Friday for Future: cosa chiedono i giovani alla politica per salvaguardare l’ambiente

Migliaia di studenti in piazza per lo stato di emergenza climatica. I giovani si appellano alla politica

Oltre 100 città coinvolte, più di 160 piazze, migliaia di studenti riuniti e compatti: sono i numeri del Fridays for Future, gli eventi organizzati dalla sezione italiana del movimento di Greta Thunberg.

A portare in strada gli studenti è lo stato di emergenza ambientale ed ecologica che minaccia il mondo. Nella maggior parte degli altri Paesi le manifestazioni del venerdì di protesta si sono svolte il 20 settembre. Quelle lungo la Penisola arrivano 7 giorni dopo inserendosi nella Settimana per il clima, volta alla sensibilizzazione dei temi relativi allo sviluppo sostenibile.

Non è la prima volta che lo sciopero assume caratteri globali. Alle spalle ci sono già due appuntamenti: quelli del 15 marzo e del 24 maggio scorsi. L’obbiettivo è mettere pressione sui poteri forti per far sì che questi adottino politiche che abbiano il fine di abbandonare le fonti di energia fossili, incentivando la giustizia climatica per i popoli di tutto il mondo.

Agli eventi di venerdì 27 settembre hanno aderito numerosi sindacati. Il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti con una circolare ha invitato i dirigenti scolastici a ritenere giustificate le assenze degli studenti che prenderanno parte alle manifestazioni.

Nella fattispecie, nel documento diffuso dal Miur si chiede agli istituti di non contare le ore di assenza in modo tradizionale. Vale a dire che si richiede che le lezioni perse il 27 settembre non siano conteggiate, così da non pesare sul limite massimo di assenze scolastiche.

Attraverso il proprio account Twitter, il Fridays For Future Italia ha fatto sapere di avere raggruppato 173 gruppi attivi (nuovo record) per lo sciopero. Inoltre, sempre tramite social, ha messo nero su bianco le tre richieste principali fatte alla politica:

  • Fuori dal fossile: raggiungimento dello 0 netto di emissioni a livello globale nel 2050 e in Italia nel 2030, per restare entro i +1.5 gradi di aumento medio globale della temperatura.
  • Tutti uniti, nessuno escluso: la transizione energetica deve essere attuata su scala mondiale, utilizzando come faro il principio della giustizia climatica.
  • Rompiamo il silenzio, diamo voce alla scienza: valorizziamo la conoscenza scientifica, ascoltando e diffondendo i moniti degli studiosi più autorevoli di tutto il mondo. La scienza ci dice da anni qual è il problema e quali strumenti servono per risolverlo. Ora spetta alla politica il compito di agire.

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