Elezioni 2022, quanto contano ambiente e green economy per elettori e partiti

Quanto contano la transizione ecologica e la green economy nelle elezioni del 25 settembre e quali sono le proposte dei principali partiti

A pochi giorni dalle elezioni politiche del 25 settembre in Italia, la campagna elettorale entra ancora più nel vivo. Tra le tante prime volte, tra cui la data inedita (non si è mai votato nella storia repubblicana in autunno) e la riduzione del numero dei parlamentari, troviamo anche la centralità acquisita dal tema dell’ambiente e della lotta ai cambiamenti climatici nel dibattito pre-voto.

Ambiente e cambiamento climatico tra le maggiori preoccupazioni degli italiani

Come riportato dai sondaggi, sono ancora molti gli elettori indecisi che i diversi partiti proveranno a conquistare. Tra questi, stimati in oltre il 35%, una grossa fetta è rappresentata dai giovani appartenenti alla fascia di età compresa tra i 18 e i 26 anni, i quali sono 9,9 milioni su 51 milioni. Inoltre, come ulteriore “prima volta” va registrato il fatto che anche gli under 25 voteranno per il Senato. Una novità significativa per le forze politiche che devono ottenere la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento per poter governare.

Secondo un sondaggio realizzato da Quorum/Youtrend per Sky TG24, tra le tematiche più importanti per questa fetta di elettorato, si trova “l’ambiente e il cambiamento climatico”. Questo, infatti, si posiziona al terzo posto con il 34% delle preferenze, preceduto solamente dal tema “lavoro”, al primo posto con il 67%, e dalla questione “istruzione e università”, in secondo posizione al 38%.

Non solo. In un’altra rilevazione condotta dalla stessa agenzia lo scorso 1° agosto, la questione ambientale si piazza nuovamente al terzo posto tra i “temi di cui si dovrebbe occupare subito la politica”, con il 45,2% delle preferenze espresse degli intervistati. Mentre “la crisi energetica e l’aumento delle bollette”, sono il principale problema per il 64,9%. 

Infine, secondo un’indagine realizzata lo scorso gennaio da PERITIA, un progetto finanziato dall’Unione Europea, coinvolgendo Regno Unito, Irlanda, Norvegia, Polonia, Germania e Italia, quest’ultimo rappresenta il Paese meno scettico e tra i più preoccupati dal cambiamento climatico. Tra gli intervistati italiani, ad esempio, il 57% non è d’accordo sul fatto che ci siano altre priorità rispetto all’emergenza del riscaldamento globale.

Gli effetti del cambiamento climatico in Europa

Oltre a questi dati, grazie a cui è possibile comprendere come l’ambiente e la transizione ecologica rappresentino un argomento di cruciale importanza per i cittadini che si recheranno alle urne il prossimo 25 settembre, si aggiungono le calamità ambientali che hanno contraddistinto l’estate del 2022, caratterizzata dalla più grave siccità degli ultimi 500 anni, che potrebbe diventare la norma dal 2035.

Una riduzione così drastica del livello dell’acqua non si osservava in Europa dal 1540, incidendo negativamente e in maniera diretta su inflazione e crisi energetica, ovvero le altre principali emergenze a livello globale di questo periodo.

C’è quindi molta attenzione su come partiti e coalizioni che partecipano alle elezioni politiche abbiano inserito le proprie risposte a queste problematiche all’interno dei propri programmi elettorali.

La polemica sui jet privati su Twitter

A battere molto sulle questioni ambientali è l’Alleanza Verdi e Sinistra, dovuta, in particolare, alla componente di Europa Verde. Tra gli obiettivi del programma elettorale è possibile trovare l’obiettivo ambizioso di anticipare la neutralità climatica dell’Italia entro il 2045, ovvero 5 anni prima di quanto stabilito dall’Unione Europea.

Inoltre, negli ultimi giorni, è balzata agli onori della cronaca la proposta dell’abolizione dei jet privati (ne abbiamo parlato approfonditamente qui). Una possibilità che ha scatenato diverse polemiche e reazioni negative specialmente da un’altra alleanza, quella del Terzo Polo, formata da Azione e Italia Viva. Il renziano Luigi Marattin ha infatti paragonato su Twitter l’abolizione dei jet privati all’abolizione della proprietà privata, concludendo il suo post con un beffardo “Sicuramente abolendo i jet privati si risolve il problema dell’ambiente nel mondo”.

Di una regolamentazione su questi voli si sta tuttavia discutendo seriamente anche in Francia. Nel Paese d’oltralpe, oltre al leader dei Verdi francesi Julien Bayou a favore dell’abolizione, il ministro dei Trasporti ​​Clément Beaune (appartenente allo stesso gruppo europeo Renew Europe) ha affermato come si tratti di una “questione da regolare”.

Nonostante non si tratti di una misura che, presa singolarmente, è in grado di risolvere il problema dell’inquinamento globale, si inserisce all’interno di un quadro di cambio di comportamenti necessari per limitare l’impronta carbonica legata al comportamento individuale. ​​

Infatti, come affermato da una ricerca di Transport & Environment, una sola ora di un volo del genere produce 2 tonnellate di CO2. Una quantità considerevole se si pensa che un cittadino dell’Unione Europea è responsabile in media della produzione di 8 tonnellate di anidride carbonica in un anno.

Crisi energetica e transizione ecologica

Questo riportato è solo un esempio che spiega come sulle tematiche ambientali i vari esponenti politici stanno marcando le proprie differenze. Ma quello dei jet privati non è l’unico argomento di discussione.

Come è possibile osservare, la maggior parte degli interventi e dei post sui social delle forze politiche riguardano in prima battuta la crisi energetica, trattata però non solo sul versante del caro-bollette, ovviamente molto presente nelle preoccupazioni degli italiani, ma anche strategico (qui lo speciale QuiFinanza su cosa succederà in inverno e come risparmiare).

Ci si interroga così su cosa fare per quanto concerne i rigassificatori, ovvero gli impianti per la conversione del gas naturale liquefatto (GNL) dallo stato liquido a gassoso, prima di poter essere utilizzato all’interno di abitazioni, uffici e fabbriche.

In particolare, il tanto discusso rigassificatore galleggiante di Piombino sta segnando profonde distanze non solo tra le diverse forze in campo, ma all’interno degli stessi partiti, dove si nota una differenza tra le posizioni dei dirigenti nazionali e locali.

Il programma dei partiti su ambiente e green economy

Al rigassificatore si aggiungono altri temi sulla transizione energetica, ad esempio sulla possibilità di ricorrere all’energia nucleare in Italia.

Uno scenario questo promosso dall’intera coalizione di centrodestra, vale a dire Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, oltre che dal Terzo Polo. Mentre il centrosinistra, composto da Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra e Più Europa, appare contrario all’utilizzo di questa fonte di produzione energetica. Posizione condivisa anche dal Movimento 5 Stelle.

Ciascun leader in corsa per le prossime elezioni afferma comunque di aver riservato una particolare attenzione all’interno del proprio programma di Governo ad azioni rivolte alla transizione ecologica e alla green economy per uno sviluppo sostenibile. Per tale ragione proviamo a far luce su quali sono le proposte delle quattro principali coalizioni per questo settore nei prossimi articoli di approfondimento.